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TAR LOMBARDIA: ILLEGITTIMA L’ESCLUSIONE DI 2 BAMBINI DI MILANO DALLA SCUOLA MATERNA

19 Giugno 2009


TAR LOMBARDIA: ILLEGITTIMA L’ESCLUSIONE DI 2 BAMBINI DI MILANO DALLA SCUOLA MATERNA

 

GENITORI VINCONO RICORSO, MA IL COMUNE DI MILANO NON DEVE PAGARE LE SPESE

 

PER IL CODACONS DOPO IL DANNO LA BEFFA: PRONTO IL RICORSO AL CONSIGLIO DI STATO

 

Il Tar della Lombardia ha dato ragione, dopo la bellezza di 5 anni, a due coppie di genitori che volevano semplicemente iscrivere i loro figli alla Scuola Materna. Il Comune di Milano aveva impedito loro l’iscrizione dei figli, ritenendoli troppo piccoli. Da qui il ricorso al Tar della Lombardia che ha dato torto al Comune, “dimenticandosi”, però, di condannarlo a pagare le spese processuali.

Come dire, dopo il danno la beffa. Non solo i genitori hanno ottenuto giustizia dopo ben 5 anni, ma ora si ritrovano a dover pagare anche l’avvocato. Una Scuola Materna decisamente troppo costosa.

Il Codacons ha deciso di sostenere legalmente il giudizio al Consiglio di Stato, in modo da ottenere una condanna del Comune anche sotto il profilo patrimoniale.

Ricostruiamo la vicenda nei dettagli. La cosiddetta riforma Moratti, legge n. 53/03, riconosceva la facoltà di iscrizione alle scuole di infanzia per i bambini che compivano i tre anni di età entro il 28 febbraio dell’anno scolastico di riferimento (per gli anni 2003/04, 2004/05, 2005/06) . Ma il Comune di Milano, unilateralmente, aveva ristretto tale facoltà ai soli bambini che raggiungevano il terzo anno di età entro il 31 gennaio. I due bambini in questione erano colpevoli, si fa per dire, di essere nati tra il 31 gennaio ed il 28 febbraio. Dunque, per il Comune di Milano, non avevano diritto all’iscrizione. Un danno evidente per i genitori, tanto evidente che il tribunale, in attesa del giudizio di merito, aveva per fortuna concesso la sospensiva.

Ora, a distanza di ben 5 anni dalla presentazione del ricorso, presentato nel 2004, finalmente la tanto sospirata sentenza. Per il Tar della Lombardia il Comune “non poteva adottare una disposizione generale che, in violazione della suindicata norma, introducesse limiti di età più restrittivi”. I comuni, infatti, sempre per il Tar “possono certamente individuare dei criteri per selezionare i bambini cui consentire l’iscrizione in caso di insufficiente disponibilità dei posti e delle risorse (…) ma la selezione può avvenire solo se in concreto si manifesta tale carenza di disponibilità, e in relazione alla concreta età dei bambini per i quali è stata domandata l’iscrizione (…). Il Comune di Milano ha invece introdotto un limite di età astratto, che impedisce comunque l’accesso ai bambini nati dopo il 31 gennaio 2005, indipendentemente dal rapporto che in concreto si potrà determinare tra risorse a disposizione e domanda dell’utenza”. Da qui l’accoglimento del ricorso. Tutto perfetto, tranne la frase, “spese compensate” che significa che ognuno paga i suoi avvocati.

“In pratica per un comportamento illegittimo del Comune i genitori hanno subito un danno e hanno dovuto fare una battaglia legale durata 5 anni.  Ma alla fine il Comune non ha effettivamente pagato per la sua condotta e a rimetterci sono stati solo i genitori. Non è giusto. Per questo il Codacons impugnerà la sentenza al Consiglio di Stato” ha dichiarato il presidente del Codacons, avv. Marco Donzelli.

“I servizi che il Comune di Milano offre al mondo dell’infanzia, sono già inadeguati. La città non si può certo dire a misura di bambino. Se poi non risponde dei suoi atti illegittimi, fatti a danno dei bambini e delle loro famiglie, allora vuol dire che a pagare sono sempre e solo le fasce più deboli” ha concluso Donzelli.

 

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