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EURORINCARI: ALTRO CHE BENEFICI DALLE RIFORME DEL GOVERNO !

23 Dicembre 2005


Il presidente Berlusconi ed il governo devono smettere di addossare all’euro le responsabilità degli aumenti e dei rincari che hanno drasticamente ridotto il potere di acquisto di milioni di famiglie, ma devono iniziare una severa autocritica sugli omessi controlli di prezzi e tariffe, drasticamente lievitati con il pretesto dell’euro.

Se invece di approvare leggi lampo ?salvaladri? e ?salvafurbetti?,come la ex Cirielli e la legge truffa salvacompagnie,di assecondare supinamente i desiderata di Confcommercio e grande distribuzione,di banche ed assicurazioni,di Enel ed Italgas, avesse monitorato attentamente le speculazioni avvenute con il pretesto dell’euro, avrebbe offerto un contributo decisivo alla politica dei redditi ed alla difesa del potere di acquisto di salari,stipendi,pensioni.

Su una cosa ha ragione il premier: il 90 per cento delle famiglie,anche del ceto medio, ha sofferto e subito i nuovi rincari non già causati dall’euro,ma dal pretesto dell’euro, generando incertezza ed insicurezza economica,ammettendo- per la prima volta- che per queste ragioni le famiglie: “non hanno recepito i benefici delle riforme per i quali è necessario aspettare del tempo“.

Non è dipeso dal destino cinico e baro, se le organizzazioni dei commercianti hanno ottenuto di eliminare il doppio cartellino dei prezzi lira-euro, in vigore in tutti i Paesi dell’area euro eccetto che in Italia e con esso la memoria storica dei prezzi e della lira, per poter effettuare allegri rincari; non è stato un caso se alcuni prodotti di largo consumo,dalla pizza margherita ad un cono gelato, dal lavaggio di un’automobile alla tariffa del parcheggio; dal ticket dei musei al prezzo degli affitti, sono stati letteralmente raddoppiati e se alcuni servizi di massa, come i servizi bancari ed assicurativi, le bollette elettriche e del gas,hanno subito rincari a due cifre superiori al 30 per cento con la scusa dell’euro.

L’operazione verità del Governo, deve chiarire anche queste gravissime omissioni e spiegare ai consumatori,come mai in pochi anni,un reddito buono da 28.000 euro, ha ridotto il potere di acquisto per la lievitazione dei prezzi di ben 8.000 euro, mentre un reddito medio delle famiglie pari a 18.000 euro, ha ridotto il potere di acquisto del 50 per cento,costringendo milioni di consumatori all’indigenza ed a ricorrere al credito al consumo,per superare la seconda settimana del mese.





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