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Berlusconi: “Dialogo col Pd soltanto se divorzia dall’Idv”

28 Dicembre 2008


 ROMA Per avviare il dialogo sulle riforme, giustizia e intercettazioni in testa visto che il presidenzialismo «non è all’ordine del giorno», è «necessario» che il Pd divorzi dall’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, anche se sulla possibilità che ci possa essere un confronto sono «rassegnato» e resto «pessimista». Silvio Berlusconi, tornato a sorpresa a Roma per «levare alcune carte dalla scrivania», invita i giornalisti nella residenza di Palazzo Grazioli per fare il punto su tutti i temi di attualità. A cominciare dal tema del presidenzialismo: «Non è all’ordine del giorno», premette il presidente del Consiglio ai microfoni di Sky Tg24, sottolineando che sarà un argomento da affrontare «eventualmente nella seconda parte parte della legislatura». Una questione su cui, afferma, «i direttori dei giornali hanno deciso di montare la panna, facendo disinformazione». Quanto alle riforme, il premier conferma che «viene prima il federalismo e poi la giustizia» e che le eventuali modifiche costituzionali si dovranno fare con «il consenso di tutte le forze politiche» e che la maggioranza procederà da sola unicamente se «costretta per un comportamento irragionevole dell’altra parte». Convinto che stavolta i referendum passerebbero visto che si tratta di «temi largamente condivisi» dall’opinione pubblica.  Berlusconi parla anche di crisi, sottolineando che dalla Confcommercio arrivano dati incoraggianti che smentiscono quelli del Codacons. Ma è sul dialogo con il centrosinistra che il presidente del Consiglio concentra la sua attenzione. Il Cavaliere considera il divorzio fra Pd e Idv una «pregiudiziale» necessaria per avviare il confronto: «Di Pietro è irrecuperabile, è il giustizialismo fatto persona». Quanto al partito di Walter Veltroni, «deve scegliere quale identità darsi» visto che «oggi è incerto e non sanno neppure di quale famiglia europea far parte». Il Pd, insomma, dovrebbe fare ciò che FI ha fatto con la Lega, portandola dall’indipendentismo al federalismo. Purtroppo, aggiunge però Berlusconi, «sta avvenendo il contrario». E infatti il Cavaliere non crede molto nella possibilità di riaprire il confronto: «È un auspicio, ma sono pessimista». Quando parla di riforme, Berlusconi pensa alle intercettazioni («Io continuo a telefonare perché non accetto che la privacy non sia garantita, ma se venissi intercettato me ne andrei dal Paese», dice fra l’altro) e a quella della giustizia. Sono questi ? sottolinea ? i due temi su cui, insieme a quello di pene più severe per chi imbratta i muri, «raccolgo un consenso plebiscitario». Anche la Lega, aggiunge tra l’altro, è d’accordo nel limitarne l’uso ai reati gravi escludendo quelli contro la pubblica amministrazione. Tutti argomenti, insiste, sui quali «non vedo perché anche la sinistra, che da giovane guardavo con simpatia perché garantista, non debba essere d’accordo». Se non avessero un «preconcetto nei miei confronti», sottolinea, un’intesa si potrebbe trovare, «soprattutto ora che la situazione si è ribaltata contro il Pd». Certo, ribadisce, non intendo sedermi personalmente al tavolo perché sarebbe una «farsa» dopo gli insulti che ho ricevuto, anche perché per dialogare servono «rispetto e lealtà». Ma il negoziato, aggiunge, sarà fatto dai gruppi parlamentari e dai ministri ai quali «ho lasciato totale autonomia». Le ultime parole il Cavaliere le spende per il governo («sono tutti bravissimi») e per annunciare l’imminente promozione dei sottosegretari Michela Vittoria Brambilla (Turismo) e Ferruccio Fazio (Sanità) al rango di ministri. Ma senza aumentare l’organico dell’esecutivo, precisa il premier.

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