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Una famiglia su venti non ha soldi per il cibo indagine istat

23 Dicembre 2008


   Roma. Una famiglia su venti non ha i soldi per il cibo. E più del 15% della popolazione fatica ad arrivare alla fine del mese. È la fotografia delle condizioni delle famiglie italiane sulla base dei dati raccolti dall’Istat alle fine del 2007, quindi prima della crisi mondiale il cui impatto si comincia a sentire solo ora e che, secondo gli esperti, avrà effetti pesanti soprattutto nel 2009. Insomma, l’Italia se la passa male ancora prima dell’arrivo della tempesta. Più difficoltà anche solo nel procurarsi il cibo, le medicine, e gli abiti di cui non si può fare a meno. Sono peggiorate le condizioni di vita degli italiani. Soffrono di più gli anziani soli, soprattutto le donne; le famiglie con un solo genitore, in particolare se si tratta di donne separate o vedove; e più di tutti i nuclei familiari con tre e più figli. L’allarme è nei dati Istat dell’indagine annuale su distribuzione del reddito nel 2006 e sulle condizioni di vita in Italia, appunto, a fine 2007, quando, rispetto a dodici mesi prima, è salito dal 4,2 al 5,3% la quota di famiglie che ha dichiarato di non aver avuto i soldi per il cibo almeno una volta nel corso dell’anno. Salgono dal 10,4 al 10,7% le famiglie che non riescono a riscaldare adeguatamente la casa, dal 10,4 all’11,1% quelle che hanno vissuto «momenti con insufficienti risorse» per le spese mediche, dal 16,8 al 16,9% quelle in difficoltà per l’acquisto di abiti necessari. È in calo solo la quota di famiglie che sono state in arretrato nel pagamento delle bollette, che scende dal 9,3 all’8,8%. Così, il 15,4% delle famiglie (in aumento dal 14,6% del 2006) ha dichiarato di arrivare con molta difficoltà alla fine del mese. Ed il 32,9% ritiene di non essere in grado di far fronte ad una spesa imprevista di 700 euro. Mentre l’indagine sui redditi 2006 indica che la metà delle famiglie italiane ha potuto contare su meno di 1.924 euro al mese in giù. È il dato netto «mediano» (in aumento del 2,8% rispetto all’anno precedente, più del 2,1% di inflazione) che statisticamente segna il confine tra il 50% delle famiglie più ricche ed il 50% delle più povere e, secondo gli esperti dell’Istat, è più indicativo della media di 2.379 euro al mese per famiglia. L’analisi conferma forti diseguaglianze, tra Nord e Sud del Paese, ma anche tra ricchi e poveri del Meridione che restano separati da un divario ancora più ampio. Le caratteristiche di distribuzione del reddito, che hanno visto l’Italia all’ultimo posto dei 15 paesi europei monitorati da Eurostat, restano «sorprendententemente stabili», rilevano all’Istat, nonostante l’evoluzione dei dati sull’occupazione. Le famiglie soffrono, e di più al Sud dove l’Istat registra «segnali di disagio particolarmente marcati rispetto al resto del Paese». Soprattutto in Sicilia, dove ad aver avuto problemi per l’acquisto del cibo è il 10,1% delle famiglie. Qui è il 26,3% ad arrivare a fine mese con «molta difficoltà», più del 22,7% della Calabria, del 22,5% della Campania, e del 21,1% della Puglia. Mentre nella zona di Trento, il dato migliore, ad arrancare è solo 3,3% dei nuclei familiari. Una spesa imprevista di 700 euro può essere un ostacolo insormontabile per il 57,5% delle famiglie calabresi, per il 51,8% in Sicilia, per il 48,1% in Puglia, per il 44% in Sardegna, per il 42,1% in Campania. Ma «solo» per il 14% nella zona di Bolzano. Al nord l’Istat ha rilevato «maggiori segni di disagio» in Piemonte, al centro nel Lazio. La famiglia tipo che ha meno difficoltà economiche è quella delle coppie senza figli: sono l’11,2% quelle con difficoltà ad arrivare a fine mese. Dato che sale al 25% per le coppie con almeno 3 figli, la «situazione di maggiore vulnerabilità».  L’associazione di consumatori Codacons calcola che «22,5 milioni di italiani non arrivano a fine mese» e chiede al governo di «aiutare le famiglie». Anche Federconsumatori invoca «risposte concrete» e avverte che, con la crisi, «nel 2009 la situazione non sarà migliore». La preoccupazione della Uil è per la «crescita costante» del fenomeno della povertà, «cui si aggiungono coloro i quali fanno fatica ad arrivare alla fine del mese – afferma il segretario confederale Antonio Focillo aggiunge Foccillo – oltretutto la maggioranza vive nel Mezzogiorno. Di fronte a ciò il governo si deve impegnare con misure concrete che contribuiscono strutturalmente e non con una tantum e rendere dignitosa la vita di queste persone. È ora di individuare i contenuti di un patto fra governo, imprenditori e sindacati».

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