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Saldi, i commercianti sperano nel boom dopo il fiacco shopping di natale

30 Dicembre 2008


 Roma. Arrivano i saldi, ed è subito guerra tra ottimisti e pessimisti. Dopo un fiacco shopping di Natale, a gennaio si apre la stagione degli sconti in tutta Italia, ma i conti non tornano: i commercianti, soprattutto quelli della Confcommercio, si aspettano un ritorno di fiamma con le famiglie pronte a spendere 7 miliardi mentre le organizzazioni di consumatori avvertono che dalle tasche degli italiani, svuotate dalla crisi, usciranno esattamente 3 miliardi e 428 milioni di euro, la metà della cifra prevista dai commercianti. In attesa di conferme, le previsioni divergono. In linea con l’ottimismo sfoggiato da Silvio Berlusconi, con il quale c’è un solido feeling e uno scambio di dati, la Confcommercio si aspetta una stagione dei saldi positiva sulla scia di un autunno freddo delle vendite, che fa pensare a portafogli sì più leggeri per la crisi ma ancora intatti e a giacenze elevate, la premessa quindi di buone occasioni per chi si darà agli acquisti. I commercianti ottimisti hanno fatto affidamento su 16 milioni di famiglie che approfitteranno degli sconti con una media di spesa di 432 euro (173 euro pro capite). Alla fine dei giochi, i saldi dovrebbero portare nelle casse di negozi grandi e piccoli 6,8 miliardi di euro, pari a quasi il 20 per cento del fatturato annuo del settore. Sarebbe insomma una bella scossa dopo mesi di magra. E sarebbe, inoltre, un buon risultato in piena recessione. «Sono previsioni abbastanza ottimistiche pure tenendo conto di un contesto di consumi che restano piuttosto deboli, al di là del leggero recupero delle vendite natalizie», sostiene Renato Borghi, il presidente delle Federazione Moda Italia di Confcommercio. Ben diverso è lo scenario offerto dalle organizzazioni dei consumatori, che prevedono un incasso più magro del passato nonostante gli sconti. Per Federconsumatori e Adusbef, solo 10 milioni 800 mila famiglie (il 45% del totale) si metteranno in fila per i saldi, spendendo in media 317 euro (122 euro pro capite). A conti fatti, si registrerebbe così un crollo del 30% delle vendite scontate rispetto alla passata stagione, quando gli italiani spesero quasi 5 miliardi di euro. E questo dopo una perdita di oltre 2 miliardi che si è verificata sul fronte dello shopping natalizio. «Sarà una stagione di saldi molto fredda, anzi sarà disastrosa», insistono sia Rosario Trafiletti che Elio Lannutti, ai vertici delle due organizzazioni.  All’allarme si associa anche il Codacons, che concorda sulla previsione di vendite in picchiata del 30 per cento perché soltanto il 50 per cento delle famiglie avrà i soldi disponibili da spendere per i saldi con un esborso pro capite di appena 120 euro. «La Confcommercio fa previsioni eccessivamente ottimistiche.  I saldi saranno un flop», dice il presidente del Codacons, Carlo Rienzi. Negative anche le stime di Sos Consumatori, che mette in conto una spesa complessiva di 3 miliardi al massimo nelle prossime settimane di offerte scontate con una flessione del 20 per cento. Ma c’è un altro dato che va considerato in tempi di crisi: per la prima volta, a fare la parte del leone saranno gli Outlet e gli ipermercati, che dovrebbero incassare il 40% delle cifre in ballo con i saldi, almeno secondo Sos Consumatori. Questo può spiegare anche il diverso atteggiamento delle associazioni dei commercianti, dato che la grande distribuzione (colpita meno dalla crisi) è rappresentata soprattutto dalla Confcommercio. Molto più cauta invece è la Confesercenti, che non si sbilancia in stime e avverte: «I saldi rappresentano una sorta di ultima spiaggia per contenere le perdite». Se le cose andranno male, allora non si può escludere che molti commercianti puntino tutto sul maxi saldo in stile inglese, con gli sconti che sfiorano il 90%, l’ultima spiaggia per molti negozianti che cercano di fare cassa e rinviare la resa dei conti mentre in centinaia già chiudono i battenti. In Italia le cose vanno meglio. E si punta sui saldi per risollevare i bilanci: si parte il 2 gennaio a Napoli, Potenza e Trieste, il 3 sarà la volta di Roma, Milano, Genova, seguiranno quindi tutte le altre città fino a Cagliari e Aosta, l’8 e il 10 gennaio. Si andrà avanti per un mese e poi si potranno tirare le somme.

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