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Milano chiede aiuto ai soldati per togliere la neve dalle strade

9 Gennaio 2009


  MILANO Ci sono i soldati, ma sarebbero dovuti esserci professori e bidelli: in un istituto superiore su 6, a Milano, non s’è fatta lezione. Mercoledì, alle 13, la Provincia aveva comunicato ai presidi (senza averne la competenza) la chiusura dei licei; immediato il tam-tam di comunicazioni a personale e a studenti. Tardivo, alle 18, l’annuncio del Comune dell’apertura delle scuole. Così ieri, mamme e ragazzi furiosi davanti ai cancelli sigillati. Peccato. Sembrava che i problemi fossero acqua passata. Grazie alla pioggia che ha dato una bella lavata, la città s’è infatti ripresa dallo choc, dopo quell’altroieri di strade e marciapiedi impraticabili, di quasi 200 persone al pronto soccorso. E di spalatori assenti. Ne servivano 1.500, erano 400. Siccome proprio non se ne trovano, il sindaco Moratti ha chiesto al Governo 600 militari. Già in serata, un centinaio erano al lavoro. Ragazzi alle prime armi, armati di badile. Lo saranno anche nei prossimi giorni. La Protezione civile ha emesso un nuovo allarme, stavolta per il gelo. In tutto il Nord. Non si ferma, il maltempo. Che comunque, ha detto il capo della Protezione civile Guido Bertolaso, ha visto un sistema difensivo «reggere». Anzi, il piano neve, corposo nei numeri — secondo i dati diffusi dal Viminale, nelle ultime 48 ore in Italia sono state impiegati 2mila pattuglie delle polstrada e un migliaio di mezzi Anas — «ha retto davvero bene». Certo, ha detto Bertolaso, servirebbe «maggiore cautela» sul numero delle vittime, nel senso che «si può sì imputare alla neve il decesso del povero Mauro Bertini » a Milano, travolto dal crollo di una tettoia nella casa dove stava in affitto, ma non i decessi degli incidenti stradali «che accadono sempre». A proposito di vittime: ieri un 53enne è stato trovato senza vita fuori dalla sua abitazione di montagna, non lontano da Merano, in una zona isolata, e parecchio fredda. Forse ha avuto un malore, forse ha provato a chiedere aiuto ma nei dintorni non c’era nessuno. Non sono più un’emergenza i depositi vuoti di sale: a Torino, sono arrivate 150 tonnellate, specie trasportati da tir partiti dalla Valle d’Aosta e dal Veneto. Riempiti i serbatoi pure a Milano, che mercoledì era rimasta presto, molto presto, senza manco un grammo. Di nuovo Bertolaso: «Noi avevamo avvisato di aumentare le scorte di sale. è ovvio che le tante nevicate le hanno esaurite». Nessuna contromisura possibile per le temperature che s’annunciano in forte calo — si potrà scendere fino a meno cinque — e per il vento, con certe terribili raffiche: a Trieste, si sono registrare punte massime di 132 chilometri all’ora. Ma alla fine non verranno del tutto a nuocere, le avverse condizioni met eo. Almeno secondo la Coldiretti: «Bene le abbondanti nevicate. Eviteranno il rischio siccità». Rimanendo in settore, ecco però la Cia, la Confederazione italiana agricoltori: «Il maltempo rischia di creare forti ripercussioni. State attenti ai possibili rincari e alle speculazioni per insalate, carciofi, radicchio e zucchine». Allora, occhio alle previsioni e ai soldi. Anche la candida neve ha il suo prezzo.  Dopo i ritardi dei treni di mercoledì (in panne vari convogli, compresi il potente e ultratecnologico Frecciarossa), il Codacons chiede a Trenitalia i rimborsi dei biglietti per quei passeggeri rimasti ad attendere invano sulle banchine il passaggio dei convogli, un’attesa naturalmente al gelo.      

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