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GLI EURODEPUTATI NON POTRANNO ESSERE PIU’ CONTEMPORANEAMENTE ANCHE DEPUTATI NAZIONALI? GIUSTO.

17 Luglio 1998


Il Codacons insieme a molti cittadini e consumatori vuole sapere quali attività hanno giustificato sino ad ora le doppie retribuzioni e le mille indennità (viaggi, segreteria ecc. ecc.), dei parlamentari italiani impegnati sia a livello nazionale sia a livello europeo come Fini, Bertinotti, Bossi, Pier Ferdiando Casini, La Malfa, Occhetto, ma anche gli ex sindaci quali Formentini e gli attuali sindaci Orlando, Ferri e Florio se il lavoro per l’Unione era di fatto impossibile dovendo accudire a faccende interne o locali. E’ notorio che il Parlamento europeo corrisponde ai parlamentari europei italiani le retribuzioni maggiori in assoluto rispetto ai colleghi di tutte le altre 14 nazioni. Ma forse i cittadini non sanno che i Parlamentari europei, per ottenere le laute indennità corrisposte dall’amministrazione di Lussemburgo del Parlamento europeo, hanno il solo obbligo di firmare un registro a Strasburgo per 4 giorni al mese per 11 mesi durante le sessioni plenarie e per due giorni al mese per 10 mesi durante le c.d. miniplenarie che si tengono a Bruxelles. Durante tutto il restante periodo dell’anno gli eurodeputati possono anche non essere presenti a Bruxelles in occasione dei lavori delle commissioni, anche perché l’attività parlamentare di commissione a Bruxelles e di aula a Strasburgo si svolge in perfetta concomitanza con le sedute di aula e di commissione del Parlamento nazionale a Roma e con le sedute dei consigli comunali. Una totale sovrapposizione di attività che apre una serie di inquietanti interrogativi. Se così è stato fino ad ora cosa hanno fatto gli europarlamentari italiani? Il Codacons ha deciso di fare chiarezza sulla questione e invita gli eurodeputati impegnati in altre attività economiche, tra cui anche l’On.le Colli, ultimamente protagonista di un bel concerto proprio a Bruxelles? e tutti i parlamentari che hanno un doppio mandato ad effettuare un bellissimo gesto storico che porterebbe sicuramente più in alto la considerazione dei nostri politici agli occhi degli italiani e degli europei tutti: la restituzione del denaro percepito per l’attività europarlamentare alla quale sono stati oggettivamente impossibilitati a partecipare per motivi di carattere nazionale. Almeno qualcuno in passato si è reso conto della sua inutilità a Bruxelles, per altri impegni professionali o politici, e così aveva dato forfait: si pensi a Mario Segni o a Enrico Montesano, dimessisi da Bruxelles o a Gerardo Bianco dimessosi da segretario del Partito Popolare.

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