Cronaca Lombardia

Cronaca Lombardia: il 14,6% delle imprese potenzialmente a rischio usura si trova in Lombardia. Una su sette delle circa 122mila aziende italiane “in sofferenza“ secondo il sistema bancario (+3,6% in un anno). Si tratta di attività considerate in difficoltà a restituire il credito concesso, una rete di realtà di piccole e medie dimensioni che da due anni è tornata a crescere dopo la contrazione registrata durante l’emergenza Covid.
Con la fine delle misure straordinarie anti-crisi e i bonus straordinari per attutire gli effetti della pandemia, l’elenco di “cattivi pagatori” è tornato ad allungarsi: sono soprattutto lavoratori autonomi, artigiani, esercenti, commercianti o piccoli imprenditori “scivolati” nell’area dell’insolvenza e segnalati dagli intermediari finanziari alla Centrale dei Rischi della Banca d’Italia. Trovarsi in questa “black list“ significa automaticamente non avere più accesso a forme di prestiti e finanziamenti, come prevede la legge. Qui trovano terreno fertile gli usurai, pronti a mettere sul tavolo soldi da restituire con tassi di interesse altissimi.
Sono 17.804 le imprese lombarde con sofferenze, 171 in più del 2024. L’incremento dell’1% è inferiore al trend nazionale e in linea con l’area territoriale di riferimento – il Nord-Ovest – ma preoccupano le differenze tra le province. Il dato più allarmante arriva dalla Valtellina: a Sondrio, infatti, il numero di aziende in sofferenza che rischiano di essere escluse dalla rete dei finanziamenti leciti è salito in un anno del 10,9% (da 156 a 173), il 19° peggior risultato a livello nazionale. Seguono Mantova, con una crescita del 7,2% (da 752 a 806, 54 in più) e Pavia, terza con un aumento di 30 aziende sofferenti (da 1.056 a 1.086) e una variazione positiva del 2,8%. Quarta è la provincia di Milano – +2,5% (da 6.838 a 7.009, 171 in più) – davanti a Lodi, che vede salire del 2% la quota di realtà in difficoltà (364 al 30 giugno). Cresce con un ritmo doppio della media lombarda anche la provincia di Cremona (+1,9%), dove 582 imprese vengono classificate in sofferenza. Bergamo, con 1.557 (23 in più di un anno fa), presenta una variazione dell’1,5%, peggiore di quella di Lecco (+1,4% con 522 aziende) e di Varese (+1,1% con 1.346). Solo Brescia, Monza e Brianza e Como sono in controtendenza: in queste tre province il numero di attività sofferenti è diminuito rispetto al 30 giugno 2024. Il calo più significativo è sul Lario con il 4,5% in meno (da 891 a 851), davanti alla Brianza (-3,8%, da 1.268 a 1.220) e a Brescia (-3,2%, da 2.364 a 2.288).
Il Codacons ricorda che il sovraindebitamento è una situazione in cui una persona, una famiglia o una piccola impresa non riesce più a pagare regolarmente i propri debiti, anche se lavora sodo, a causa di un eccessivo indebitamento o di eventi imprevisti. Non è solo non pagare, ma è uno stato di crisi (previsione di insolvenza futura) o insolvenza (incapacità attuale di pagare), che permette di accedere a procedure legali (come il concordato minore o la liquidazione controllata) per ristrutturare o cancellare i debiti, ottenendo una “seconda possibilità” con l’aiuto di un Organismo di Composizione della Crisi (OCC).
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