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Aspettando l’anno nuovo, il vecchio si chiude con la solita “guerra di cifre” su aumenti, rincari e tendenze

30 Dicembre 2008


 PERUGIA – Aspettando l’anno nuovo, il vecchio si chiude con la solita "guerra di cifre" su aumenti, rincari e tendenze. Ma al di là delle percentuali, restano i nodi legati alle difficoltà delle famiglie per non rinunciare al cenone ed alle tradizioni che hanno accompagnato anche queste festività natalizie. Pensando ai ristoranti, Fipe Confcommercio parla di riduzione della spesa complessiva del settore del 7,4%, «ma solo per effetto del contenimento dei prezzi». L’Adoc Umbria, invece, stima un balzo in avanti della spesa per i veglioni del 16% mentre secondo Telefonoblu, a prescidere dall’ammontare della spesa, per San Silvestro gli umbri avranno a disposizione il 15% di risorse in meno. La crisi e la necessità di risparmiare, pur non intaccando la tradizione in sé, stanno cominciando a modificare certe abitudini a tavola.  «Ci sono prezzi di fronte ai quali gli umbri si vedono costretti a fare altre scelte – spiega Carla Falcinelli, presidente regionale del Codacons – e piuttosto che portare in tavola zampone o cotechino, quest’anno inabbordabili per le tasche di tante famiglie, con le lenticchie ci finiscono le salsicce». Non va meglio per chi deve rifornirsi anche del pregiato legume: per le "comuni" i prezzi di volantino variano da 4,98 a 5,50 euro al chilo ma per quelle di qualità (di Colfiorito, ad esempio) si può arrivare a spendere fino a 12 euro al chilogrammo (9 euro un anno fa). E se per le lenticchie di solito si fa uno strappo alla regola (la tradizione vuole che "chi mangia lenticchie a Capodanno conta soldi il resto dell’anno") per altri prodotti alimentari, come la frutta, una famiglia su tre è pronta a cambiare. «Al posto dell’uva, di clementini e mandarini, in tanti ripiegheranno sulle mele». In ribasso, ma non a livello di prezzi, anche le quotazioni della frutta secca. «Per le noci si spendono dai 5,50 euro ai 9 euro al chilo e non tutti se le possono permettere – aggiunge la Falcinelli – e le noccioline costano anche di più». Più cari anche fichi secchi e datteri (+18%). Prezzi bollenti anche per insalate, cavolfiore («1,78 euro al chilo nonostante la stagione»), mandarini, clementini e banane. Secondo Maposserva, invece i prezzi dell’uva da tavola, rispetto ad un anno fa, sono scesi: 2,33 al chilo contro 2,42 del 2007. Mai come quest’anno, crocevia delle scelte dei due cenoni di fine anno, sono apparse le pescherie. «Per il cenone della vigilia, una famiglia di 4-5 persone ha speso tra gli 80 e i 140 euro, ma senza concedersi troppi lussi: parliamo di un menu con zuppa di pesce, frittura e poco altro. Anche negli esercizi al dettaglio delle grandi pescherie all’ingrosso abbiamo trovato prezzi inavvicinabili, nonostante spesso la vendita avvenga in locali che somigliano più a magazzini che a negozi. Anche il baccalà ci sembra caro: 15 euro per un chilo scarso. Temiamo che la tregua pre natalizia dei prezzi sia stata finta e che il tutto serva a preparare la batosta del cenone di fine anno». Passando ai cenoni in ristoranti, Fipe Confcommercio dell’Umbria parla di tendenza al "last minute" e come accade per le vacanze, il settore aspetta gente a tavola anche con prenotazioni in extremis. Il 7% delle persone che festeggeranno San Silvestro, infatti, secondo un’indagine dell’organizzazione trascorreranno il 31 dicembre fuori in un locale ma non hanno ancora deciso dove. «Come avvenuto per il Natale – spiegano dall’organizzazione – a tavola vinceranno qualità e tradizione con una spesa al ristorante che si prevede raddoppiata rispetto al cenone del 24. Nel complesso, la spesa risulta ridotta del 7,4% ma solo per effetto del contenimento dei prezzi visto che un ristoratore su tre ha ridotto i listini per cercare di stimolare la domanda». Per quanto riguarda le scelte, il 70,5% di chi trascorrerà fuori San Silvestro, opterà per la formula "a pacchetto, cenone+veglione". «Il costo medio previsto è di 83,50 euro, il 6,9% in meno rispetto al 2007. Una spesa che nel 22,4% dei casi corrisponde ad un menu "tutto incluso"». Rispetto al 2007, l’86,2% dei ristoranti domani sera sarà operativo con un incremento di aperture del 6,8%. L’indagine Adoc sui costi dell’"ultimo dell’anno", rivela invece un calo nei veglioni e nelle cene consumate fuori e questo a causa di costi saliti del 16% e 18%. «Rincari che spingono i consumatori a rifugiarsi dentro casa – spiega il presidente regionale Angelo Garofalo – o a preferire gli agriturismo le cui presenze sono in crescita del 4% favoriti dal fatto che il costo, quest’anno di 130 euro a persona, è distribuito su tre giorni rappresentando allo stesso tempo un mini viaggio». Secondo l’associazione cresce anche il numero di coloro che passeranno Capodanno a casa (+3%), finanziariamente più abbordabile del ristorante. «Stimiamo una spesa di 155 euro per una tavolata di 8 presone, ovvero circa 20 euro a persona contro i 105 medi spesi in un locale». A tutto questo va aggiunta anche la spesa per i "botti" che secondo Telefonoblu si aggira sui 9 euro a prodotto per una spesa a famiglia di 24-28 euro. In Umbria si stima siano sparati almeno 750mila giochi pirotecnici con il 20% a rischio in quanto "clandestino" e quindi pericoloso, «nonostante le azioni inibitorie ed i sequestri delle forze dell’ordine». E se ogni umbro riceverà in media dieci messaggi d’auguri, tra mail ed sms, l’associazione punta il dito anche sull’altra faccia della festa: «Il 20% degli anziani domani sera resterà solo in casa o ad accudire i nepotini».

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