Beni, servizi e web

Forniamo consulenza su acquisti di tutte le tipologie di beni e servizi.

A partire dal semplice acquisto di un bene (che sia un televisore, un telefono cellulare od altro), vi possiamo essere utili per fare valere la garanzia legale per difetti di conformità ai sensi del codice del consumo, oppure se vi sono stati problemi con il prezzo pattuito o con qualsiasi altra problematica relativa all’acquisto.

Relativamente ai servizi vi possiamo essere utili per problematiche relative all’acquisto di corsi, TV a pagamento e tutti le diverse tipologie di servizi acquistabili dal consumatore.

Oggi moltissimi acquisti, sia di beni che di servizi, vengono fatti in e-commerce, configurandosi il cosiddetto “acquisto a distanza”, è pertanto molto importante che il consumatore sia consapevole dei maggiori diritti che il codice del consumo gli conferisce quando utilizza questa modalità d’acquisto.

Forniamo anche consulenze relative alle problematiche che posso sorgere nel mondo di internet, dalla diffamazione alle truffe (gli illeciti più frequenti) ad una serie di altre condotte che possono recare danno al consumatore.

La problematica può esserci sottoposta con assoluta tranquillità, offriremo una consulenza personalizzata nel massimo della riservatezza.

Tempo di shopping? Ecco i consigli per “comprare” informati..

Negozi, internet, supermercati, porta a porta, saldi, due per tre, sottocosto, vizi, garanzia.. quante volte avete sentito, letto ed utilizzato questi termini facendo dei normali acquisti, compresa la banale spesa quotidiana ma…siete davvero sicuri di conoscere bene il loro significato?

Siete stati sempre convinti del fatto che l’acquisto di un bene di consumo non avrebbe mai potuto crearvi nessuna difficoltà finché uno di essi vi ha fatti convincere dell’esatto contrario.

Già, quel magnifico ed irrefrenabile piacere- quando e se le tasche lo consentono!- che è lo shopping, purtroppo a volte può trasformarsi in un vero e proprio incubo! E quale modo migliore per difendersi se non conoscendo perfettamente i vostri diritti?

In tempi di crisi poi non possono che arrivare graditi degli utili consigli del Codacons su come risparmiare.. è vero, sembra impossibile con gli aumenti continui dei prezzi dei beni ma a volte, con dei piccoli accorgimenti si può, ve lo garantiamo!

In effetti tra le problematiche che riguardano la tutela del consumatore una tra le più diffuse é quella che riguarda gli acquisti di beni mobili di consumo. Chiariamo, per iniziare, che “bene di consumo” sta ad indicare tutto ciò che acquistiamo quando facciamo dello shopping, sia girando per negozi, sia facendo zapping tra i vari canali televisivi – a tema e non -, sia navigando su internet.

Lo scopo di questo capitolo é quello di fornire al consumatore un utile e agevole vademecum che gli consenta di sapere come comportarsi in tutti i casi in cui abbia acquistato qualcosa e questo qualcosa, per un motivo o per un altro, sia difettoso o non sia quello che voleva o semplicemente abbia cambiato idea e lo voglia restituire.

V’é da dire che alla scarsa conoscenza circa i propri diritti si accompagna spesso l’atteggiamento reticente se non proprio fuorviante di taluni commercianti non in buona fede che pur di evitare la sostituzione dei prodotti difettosi  forniscono al cliente informazioni sbagliate.

La conoscenza dei propri diritti, dunque, é utile per un acquisto più libero e consapevole e aiuta anche a spendere meglio evitando inutile spreco di denaro.

Se l’acquisto è avvenuto in maniera classica: all’interno di un negozio (locale commerciale)

Avete appena acquistato un telefonino cellulare ultimo modello, un pc, un Ipod ecc. e dopo averlo tirato fuori dalla confezione siete ansiosi di provarlo subito.

Il vostro entusiasmo presto svanisce perché da subito vi accorgete che c’é qualcosa che non va.

L’apparecchio non si accende o dopo essersi acceso si spegne subito, al posto della schermata del pc appare il nero più assoluto…

Cosa fare?

La prima tentazione, che poi é anche quella giusta é di riportare l’acquisto al negoziante e chiedere la riparazione o la sostituzione.

Qui però inizia molto spesso il calvario del consumatore in quanto il negoziante spesso non dice, come invece dovrebbe, al cliente che é suo obbligo  curare la riparazione o la sostituzione ma, premettendo trattarsi di un difetto di fabbricazione, lo invita a recarsi in un centro assistenza del produttore.

In molti casi passeranno mesi prima di rivedere il proprio acquisto e molto spesso si avrà l’amara sorpresa di constatare che i vizi segnalati persistono.

 

 

La tutela offerta dal Codice del Consumo

Il D.Lgs. 206/2005 (c.d. Codice del Consumo) prevede agli artt. 128 – 135 in favore dei consumatori importanti norme in materia di compravendita di beni mobili di consumo.

Queste disposizioni si applicano a tutti i contratti intercorsi tra un professionista (cioè un imprenditore) ed un consumatore.

Non si applicheranno nei casi di contratti intercorsi fra professionisti e fra privati per i quali bisognerà aver presenti le norme generali del Codice Civile.

Veniamo dunque ad esaminare quali sono gli ambiti applicativi della disciplina contenuta nel Codice del Consumo.

In primo luogo bisogna far riferimento esclusivamente a quei contratti con i quali il consumatore acquisisce la disponibilità materiale e giuridica di un bene.

Possiamo citare ad esempio, i contratti di compravendita, permuta, somministrazione, (esclusi quelli di fornitura di energia elettrica, gas e acqua) appalto e d’opera.

Vengono esclusi invece contratti come quelli di locazione e di noleggio, con i quali il cedente conserva comunque la proprietà del bene concedendone il mero godimento al consumatore; i contratti di leasing, o quelli che hanno ad oggetto la mera esecuzione di lavori di manutenzione o di riparazione di un bene di consumo già esistente.

La disciplina del Codice del Consumo si applica esclusivamente a quei contratti stipulati fra un “venditore”, definito dall’art. 3, 1° co., lett. c del Codice del consumo  come “la persona fisica o giuridica che agisce nell’ esercizio della propria attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale, ovvero un suo intermediario” ed un “consumatore”, definito dall’art. 3, 1° co., lett. a come “la persona fisica che agisce per scopi estranei all’attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta”.

Per quanto riguarda il tipo di bene oggetto del contratto esso può essere indicato in tutti i beni mobili, compresi quelli iscritti in pubblici registri, quelli usati, gli animali vivi, ed anche i software, pur se non siano incorporati in un supporto materiale.

Sono, invece, esclusi da tale definizione l’energia elettrica, l’acqua e il gas, i beni immobili, i servizi, i diritti sulle opere dell’ingegno o sulle invenzioni industriali.

Se il vostro acquisto concerne un bene usato

Un aspetto importante nella disciplina dei contratti di compravendita di beni mobili di consumo risiede nel fatto che, come abbiamo testè visto, tale disciplina si applica anche alla compravendita di beni usati, materia assolutamente ignorata dalla disciplina prevista nel codice civile, che di fatto, nel suo periodo di vigenza, era lasciata al mero arbitrio del venditore.

L’art. 128 c.d.c. invece prevede nell’ambito dei beni di consumo oggetto della garanzia legale anche i beni usati precisando che si debba tener conto del “tempo del pregresso utilizzo, limitatamente ai difetti non derivati dall’uso normale della cosa” (art.128, ultimo comma) .

L’interpretazione della prescrizione di cui all’ultimo comma dell’art. 128 C.d.C. è alquanto controversa, dato che il bene usato, per definizione, modifica le proprie originarie caratteristiche proprio in ragione dell’uso che ne viene fatto.

Per tale ragione, oltre ad essere in pratica inattuabile il rimedio della sostituzione, non sarebbe facile confrontare il bene usato con altri beni di consumo della stessa specie o comunque mediante criteri standardizzati tali da farci capire senza dubbio se il medesimo possa dirsi conforme o meno al contratto.

Certo l’art. 128 c.d.c. fa riferimento all’uso ”normale” della cosa, ed esclude dalla garanzia legale tutti quei difetti del bene che derivino da tale uso.

Tuttavia, a ben vedere, questo ci porterebbe alla discutibile conclusione che la garanzia opererebbe soltanto relativamente a quei difetti derivanti da un uso del bene “anormale”, il quale ne abbia reso la qualità inferiore a quella media che il consumatore avrebbe potuto ragionevolmente attendersi in considerazione del tempo e della normalità del pregresso utilizzo del medesimo bene di consumo.

Al contrario, sarebbe più logico sostenere che dovrebbero costituire oggetto della garanzia dei beni di consumo quei difetti derivanti dall’uso normale del bene, difetti che più probabilmente sarebbero da attribuire al venditore, piuttosto che quei difetti derivanti dall’uso anomalo o improprio del bene.

L’interpretazione in questo ultimo senso della norma fa si che il venditore sia gravato dell’onere di mettere a punto il bene usato, ripristinandone le originarie funzionalità ad eccezione del deterioramento derivante dall’uso normale, dovendo prestare egli al consumatore la garanzia per i difetti di conformità per la durata di almeno un anno.

Tale disciplina é importante soprattutto nei settori in cui il commercio dell’usato é tradizionalmente più diffuso come il mercato degli autoveicoli.

Ciò condurrà da un lato alla “sparizione” dal mercato degli autoveicoli più vetusti, al fine di evitare continui interventi “in garanzia” e dall’altro il maggior scrupolo da parte delle concessionarie nel mettere a punto gli autoveicoli usati sempre al fine di evitare continui interventi e richiami in officina, dispendiosi in quanto le spese sarebbero imputabili esclusivamente a loro.

Il bene che acquistate deve essere conforme al bene illustratovi dal venditore. Ecco cosa fare in caso contrario

Il primo comma dell’art. 129 C.d.C. prevede che il venditore ha l’obbligo di consegnare al consumatore beni conformi al contratto di vendita.

La conformità del bene al contratto é quindi una specifica obbligazione gravante sul professionista, diversa ed autonoma sia da quella avente ad oggetto il trasferimento della proprietà, sia da quella di consegna del bene, che rimangono interamente assoggettate alla disciplina generale del contratto e dei singoli tipi contrattuali.

In considerazione del fatto che l’espressione “conformità al contratto” potesse lasciare ampi margini di interpretazione ed un eccessiva indeterminatezza, si è stabilita una presunzione di conformità quando coesistono, ove pertinenti, le circostanze indicate dalla lettera a) alla lettera d) del secondo comma dell’art. 129 C.d.C. ossia:

  1. a) sono idonei all’uso al quale servono abitualmente beni dello stesso tipo;
    b) sono conformi alla descrizione fatta dal venditore e possiedono le qualita’ del bene che il venditore ha presentato al consumatore come campione o modello;
    c) presentano la qualita’ e le prestazioni abituali di un bene dello stesso tipo, che il consumatore puo’ ragionevolmente aspettarsi, tenuto conto della natura del bene e, se del caso, delle dichiarazioni pubbliche sulle caratteristiche specifiche dei beni fatte al riguardo dal venditore, dal produttore o dal suo agente o rappresentante, in particolare nella pubblicita’ o sull’etichettatura;
  2. d) sono altresi’ idonei all’uso particolare voluto dal consumatore e che sia stato da questi portato a conoscenza del venditore al momento della conclusione del contratto e che il venditore abbia accettato anche per fatti concludenti.

Il terzo comma dell’art. 129 afferma che “non vi è difetto di conformità se, al momento della conclusione del contratto, il consumatore era a conoscenza del difetto, non poteva ignorarlo con l’ordinaria diligenza o se il difetto di conformità deriva da istruzioni o materiali forniti dal consumatore”.

Quindi, il momento in relazione al quale deve essere valutata la conoscenza, o la possibilità di conoscenza, del difetto di conformità è quello della conclusione del contratto.

E’ dunque chiaro che, ad esempio, nella vendita di cose generiche, qualora l’individuazione avvenga dopo la conclusione del contratto, la conoscenza o conoscibilità del difetto all’atto dell’individuazione non può comunque esonerare il professionista da responsabilità e che, nei contratti aventi ad oggetto beni che il consumatore non ha avuto la possibilità di esaminare prima o in occasione del perfezionamento del contratto, qualora il bene successivamente consegnato al consumatore presenti un difetto di conformità rilevabile all’atto della consegna, il consumatore, ferma restando l’osservanza dell’onere di denuncia del difetto, può far valere la responsabilità del professionista.

Inoltre, nel caso in cui le istruzioni e i materiali siano forniti dal consumatore, qualora questi fossero inadeguati, il professionista ha l’onere di dare avviso al consumatore dell’inadeguatezza delle sue istruzioni o dei materiali, sospendendo l’esecuzione del contratto, in attesa che il consumatore decida se modificare le istruzioni e/o i materiali, ovvero procedere comunque all’attuazione del contratto nonostante le problematiche a lui segnalate; in caso contrario, qualora cioè il professionista non adempia al dovere di comunicazione e sospensione dell’esecuzione, pur essendone tenuto egli non potrà invocare a suo favore l’esclusione sancita dalla seconda parte del terzo comma della norma in commento.

In base all’art. 129 quarto comma, il venditore non è vincolato dalle dichiarazioni pubbliche di cui al comma secondo del presente articolo, quando dimostra che “non era a conoscenza della dichiarazione e non poteva conoscerla con l’ordinaria diligenza”, quando “la dichiarazione è stata adeguatamente corretta entro il momento della conclusione del contratto in modo da essere conoscibile al consumatore”, quando “la decisione di acquistare il bene di consumo non è stata influenzata dalla dichiarazione”.

In questi casi, in pratica, il professionista non è vincolato dalle dichiarazioni rese attraverso la pubblicità o le etichette, ed è esonerato da eventuali responsabilità in caso di un difetto di conformità.

Il quinto comma dell’art. 129 prevede una particolare tutela per l’ipotesi di “imperfetta installazione”, che si ha quando il professionista si impegni a compiere l’attività necessaria per l’installazione del bene di consumo, personalmente o con l’ausilio di terzi che operino sotto la sua responsabilità.

In questo caso, sul professionista grava un’obbligazione per così dire accessoria rispetto a quella principale di consegnare beni conformi al contratto.

Tuttavia, anche nell’ipotesi in cui il professionista lasci l’installazione o il montaggio del bene all’acquirente limitandosi a fornirgli le istruzioni da seguire grava comunque sul venditore  l’obbligazione consistente nel fornire al consumatore istruzioni chiare, precise e complete.

Da quanto detto é chiaro che la disciplina prevista dal Codice del Consumo prevede a carico del venditore un regime di responsabilità aggravato rispetto all’ordinaria disciplina codicistica andando a vincolare il venditore a consegnare al compratore cose conformi alle pattuizioni contrattuali, obbligazione che, se inadempiuta comporta un vero e proprio inadempimento contrattuale.

Chiara é la differenza rispetto alla disciplina della vendita prevista dal Codice Civile dove all’art 1470 si ribadisce che “la vendita è il contratto che ha per oggetto il trasferimento della proprietà di una cosa o il trasferimento di un altro diritto verso il corrispettivo di un prezzo” , e all’art 1476 c.c. secondo cui le uniche obbligazioni del venditore sono quelle di far acquistare la cosa al compratore, di fargli acquistare la proprietà della cosa o del diritto se ciò non è un effetto immediato del contratto e di garantire il compratore dall’ evizione e dai vizi della cosa.

 

Il difetto di conformità deve sussistere al momento della consegna del bene

Presupposto necessario, affinché il professionista sia chiamato a rispondere  nei confronti del consumatore per qualsiasi difetto di conformità del bene (inesattezza materiale senza che sia possibile distinguere in relazione alla gravità o entità del difetto, all’importanza dell’affare o all’incidenza sul valore di mercato del bene ) è che tale difetto sussista al momento della consegna del bene indipendentemente dalla sussistenza di una colpa del professionista o del caso fortuito.

Il richiamo espressamente previsto dall’art. 130 C.d.C. alla consegna ha sancito una deroga alla norma del c.c. (art. 1465) che pone a carico del compratore i rischi afferenti alla cosa successivamente al trasferimento della proprietà. La consegna diventa così il limite temporale entro cui valutare il difetto di conformità, sicchè il professionista risponde non solo dei difetti già esistenti al momento del trasferimento della proprietà al consumatore, ma anche di quelli sorti successivamente nel tempo intercorrente tra la conclusione del contratto e la consegna. Il fondamento della deroga alla norma sul passaggio del rischio, va ravvisato nell’esigenza che il compratore non subisca i rischi di eventi che entrano nella sua sfera di controllo solo dopo la consegna.

Per consegna si intende l’ingresso del bene nella sfera materiale di controllo dell’acquirente, con la conseguenza che nella vendita di cose trasportate, al fine del passaggio del rischio non si deve tener conto del momento in cui il bene è attribuito al vettore o allo spedizioniere e in cui il venditore risulti liberato ex art 1510 comma 2 c.c. dell’obbligo di consegna, ma al momento in cui il bene perviene nell’effettiva disponibilità del consumatore. Tuttavia il compratore consumatore al quale è consegnato un bene divenuto difettoso nelle more fra la conclusione del contratto e la consegna può far valere la responsabilità del venditore-professionista, se invece in tale periodo il bene è perito, per causa non imputabile al venditore, il consumatore rimarrebbe legato all’ art. 1465 e cioè a pagare il corrispettivo del bene (qui la responsabilità rimane ancorata al consenso e il consumatore, in questa ipotesi ritenuta più grave, è meno tutelato).

I quattro rimedi che potete esigere dal venditore nel caso di difetto di conformità del bene acquistato

L’art. 130 C.d.C. rappresenta il cuore della disciplina, più che per il contenuto sostanziale dell’impegno assunto dal professionista, per i rimedi (della riparazione del bene, sostituzione del bene, riduzione del prezzo e risoluzione del contratto) che attribuisce al consumatore per far valere la responsabilità del venditore qualora il bene ricevuto presenti un difetto di conformità.

La previsione di tali rimedi (che rispecchia la soluzione unitaria adottata dalla nuova disciplina circa la nozione di difetto di conformità) rappresenta una novità introdotta dalla disciplina sulla vendita dei beni di consumo rispetto alla disciplina della vendita in generale (art.1492 c.c.) che non prevede né la riparazione, né la sostituzione del bene quali rimedi legali del compratore in caso di vizi e mancanza di qualità del bene (avendo l’azione di esatto adempimento una fonte meramente contrattuale).

            Tutti e quattro i rimedi  sono esperibili per il semplice fatto della presenza di un difetto di conformità e cioè a prescindere che questo sia dovuto a caso fortuito, ovvero a una condotta dolosa o colposa del professionista, del produttore o del terzo.

 La facoltà di scegliere quale rimedio attivare spetta al consumatore, il quale non gode di una discrezionalità piena e illimitata . Ciò è dovuto a due motivi: da un lato, i diversi rimedi sono articolati secondo un criterio gerarchico, tale per cui la sostituzione e la riparazione del bene si configurano come rimedi primari che il consumatore può e deve esperire in via preferenziale e prioritaria, mentre la riduzione del prezzo e la risoluzione del contratto sono concepiti come rimedi secondari e sussidiari, esercitabili dal consumatore solo quando sia esclusa a priori la possibilità di pretendere la riparazione e sostituzione, ovvero nelle ipotesi in cui, a seguito della richiesta di riparazione o sostituzione, il professionista non abbia adempiuto tempestivamente o vi abbia provveduto ma non correttamente. Inoltre, la priorità delle tutele ripristinatorie o in forma specifica (riparazione e sostituzione) ha fondamento nel principio della conservazione del contratto, in quanto si tratta di rimedi che realizzano un risultato equivalente all’esatta esecuzione della vendita, configurandosi pertanto come diritto all’esatto adempimento, e nel principio di buona fede, in quanto si tratta di rimedi che evitano al venditore la maggiore gravosità dei rimedi edilizi pur soddisfacendo pienamente l’interesse del consumatore, un interesse immediatamente rivolto a ottenere un bene conforme. Dall’altro lato, anche nell’ambito dei rimedi primari, il consumatore è libero di scegliere, salvo che il rimedio previsto non sia impossibile (considerando ogni difficoltà tecnica) o eccessivamente oneroso rispetto all’altro; mentre, anche nell’ambito dei rimedi secondari, il principio di conservazione del contratto assegna priorità al rimedio della riduzione del prezzo, che comporta solo una rettifica del contratto piuttosto che la sua risoluzione. La risoluzione è, inoltre, esclusa per un difetto di lieve entità.

 La libertà di scelta del consumatore circa il rimedio da attivare, non esclude che il professionista, a seguito della denuncia del difetto di conformità, possa offrire di attuare uno dei rimedi di cui può avvalersi il consumatore, ma questa offerta non vincola il consumatore il quale, se l’offerta è formulata dal professionista dopo che il consumatore abbia manifestato la volontà di avvalersi di uno dei rimedi a sua disposizione, può pretendere l’esecuzione di quanto già richiesto, ovvero nel caso in cui il consumatore abbia ricevuto l’offerta prima di aver esercitato uno dei rimedi a lui spettanti, egli può esperire un rimedio diverso da quello offerto dal professionista. E’ opinione prevalente che se il consumatore ometta di pronunciarsi tempestivamente sulla proposta proveniente dal professionista, ovvero rifiuti ma senza  precisare quale altro rimedio intenda esperire in violazione del comma 9 della norma, sorga un obbligo di risarcimento del danno a carico del consumatore, fermo restando la possibilità di esperire i rimedi a lui spettanti.

La riparazione comporta l’insorgere in capo al professionista di un obbligazione di “facere”/fare, che ha per oggetto la messa in opera delle modifiche necessarie e sufficienti a rendere il bene conforme al contratto (considerando l’estensione della nozione di difetto di conformità a quella di vizio giuridico, può considerarsi che la riparazione consista anche nella liberazione del bene dai diritti o pretese dei terzi che ne impediscano la piena disponibilità) e che potrà considerarsi adempiuta soltanto con l’effettiva eliminazione del difetto medesimo; si tratta, perciò, di un rimedio ottimale che consente la piena conservazione del contratto e salvaguarda, sia l’interesse del consumatore alla conformità del bene, sia l’interesse del venditore a veder riconosciuto l’effetto liberatorio alla prestazione eseguita. Esso è esperibile anche in caso di difettosa installazione, consistendo nell’attività necessaria a vedere il bene appropriatamente installato.

La sostituzione del bene dà luogo ad un’obbligazione di dare avente ad oggetto il trasferimento e la consegna al consumatore di un bene dotato di tutte le caratteristiche che il bene consegnato avrebbe dovuto possedere per poter essere considerato conforme al contratto. Carattere essenziale delle prestazioni che è tenuto ad effettuare il professionista per eliminare il difetto è la gratuità, con la conseguenza che i costi della riparazione o sostituzione (comprensivi delle spese relative a spedizione, mano d’opera, materiali in sostanza tutti i costi funzionali a regolare la prestazione) sono a carico del professionista senza che il consumatore debba sopportare altri sacrifici economici. A carico del venditore saranno poste anche le spese superflue, inutilmente erogate per sua negligenza o errore.

Non sborsate un soldo per far riparare o sostituire il bene che avete acquistato: anche questo è un vostro diritto!

Sul venditore incombe un obbligo di gratuità, indipendentemente dal tipo di rimedio ripristinatorio utilizzato, e ciò sia perché una previsione in senso contrario comporterebbe per il consumatore oneri finanziari creando, perciò, notevoli inconvenienti, (considerando che tale espressione non comprende solo gli ostacoli pratici per l’esecuzione della sostituzione, ma anche inconvenienti finanziari che potrebbero essere anche più gravosi di quelli pratici) che potrebbero dissuaderlo dalla scelta del rimedio posto a sua tutela e sia perché, se il venditore fornisce un bene non conforme, egli non esegue correttamente l’obbligazione che si era assunto nel contratto di vendita, e deve, dunque, sopportare le conseguenze di tale inesatta esecuzione del contratto medesimo. Ricevendo un nuovo bene in sostituzione del bene non conforme, il consumatore, che invece ha versato il prezzo di vendita e conseguentemente eseguito la propria obbligazione contrattuale correttamente, non beneficia, invece, di un arricchimento senza causa; egli non fa che ricevere un bene conforme alle clausole del contratto, quale avrebbe dovuto ricevere sin dall’inizio. Il consumatore ha diritto di esigere dal venditore del bene la riparazione o la sostituzione, in entrambi i casi “senza spese”.

Riparazione o sostituzione

 I presupposti cui è subordinata l’esperibilità dei rimedi della riparazione o della sostituzione e la cui assenza legittima il consumatore ad attivare i rimedi della riduzione del prezzo e della risoluzione del contratto sono diversi. La possibilità per il consumatore di pretendere la riparazione o sostituzione del bene è, anzitutto, subordinata alla circostanza che un rimedio non appaia impossibile o sia eccessivamente oneroso rispetto all’altro. L’impossibilità deve essere oggettiva, con la conseguenza che è irrilevante, a tal fine, la circostanza che la riparazione o la sostituzione possa essere agevolmente eseguita da un terzo; si ha, ad esempio, un’impossibilità della sostituzione quando sia stato consegnato un bene infungibile, mentre si realizza un’impossibilità della riparazione, ad esempio, quando il bene sia perito o si sia deteriorato in maniera irreversibile a causa del difetto. Ai fini del quarto comma dell’art. 130 C.d.C., un rimedio è eccessivamente oneroso se impone spese irragionevoli rispetto all’altro, tenendo conto del valore che il bene avrebbe se non vi fosse difetto di conformità, dell’entità del difetto e dell’eventualità che il rimedio alternativo possa essere esperito senza notevoli inconvenienti per il consumatore. Anche l’eccessiva onerosità è oggetto di una valutazione oggettiva che va condotta ponendo a confronto il rimedio esperito dal consumatore, non soltanto con l’altro rimedio primario, ma anche con i rimedi secondari della riduzione del prezzo e risoluzione del contratto: in una prima fase, perciò, si procede al confronto fra i costi che il professionista deve sopportare per procedere alla riparazione o alla sostituzione e le perdite economiche che questi subirebbe in caso di riduzione del prezzo o risoluzione del contratto per verificare se nel caso specifico i costi sono più elevati rispetto alle perdite e se ci sono ragioni idonee a giustificare un esborso di tale entità; se tale valutazione ha esito negativo con riguardo a uno soltanto dei due rimedi primari, si apre la seconda fase, nella quale si compara la sostituzione e la riparazione al fine di stabilire se l’una sia eccessivamente onerosa rispetto all’altra. A ciò si aggiunge il fatto che sia la riparazione che la sostituzione, devono essere effettuate dal venditore entro un congruo termine e senza notevoli inconvenienti per il consumatore, tenendo conto della natura del bene e dello scopo per cui il consumatore lo ha acquistato.

Attenzione quando la riparazione o sostituzione vanno troppo per le lunghe..

La congruità del termine fa riferimento al tempo normalmente occorrente per eseguire la riparazione o sostituzione. La congruità va valutata in relazione alla natura del bene e alla scopo del consumatore se questo lo ha reso noto al venditore al momento del contratto e dal venditore è stato accettato anche tacitamente. L’espressa indicazione secondo la quale riparazione e sostituzione devono essere effettuate tempestivamente, richiama l’applicazione della disciplina dell’obbligazione e dei rimedi previsti in caso di ritardo nell’inadempimento. L’esecuzione dei rimedi non deve comportare notevoli inconvenienti al consumatore, considerando tutte le irregolarità riscontrabili nell’esecuzione della prestazione a cui il professionista è tenuto, e quindi  pericoli per la sua salute, integrità di altri suoi beni, disagi al consumatore o ai suoi familiari. Il compratore può chiedere la riduzione del prezzo o la risoluzione del contratto se non ha diritto alla riparazione o sostituzione (i quali risultino dall’inizio eccessivamente onerosi o impossibili), se il termine congruo entro il quale avrebbe dovuto essere effettuata la riparazione o la sostituzione è scaduto, senza che il professionista vi abbia provveduto, considerando anche l’ipotesi del rifiuto da parte del venditore a procedere alla riparazione o sostituzione o al caso in cui questi siano stati eseguiti arrecando notevoli inconvenienti per il consumatore. La riduzione del prezzo e la risoluzione del contratto sono diritti potestativi che attribuiscono all’acquirente di beni di consumo che ne sia titolare, la facoltà, rispettivamente, di modificare il contenuto del contratto o di sciogliere questo, mediante un atto unilaterale che può concretarsi nella proposizione di una domanda giudiziale ovvero nell’emissione di un’apposita dichiarazione stragiudiziale indirizzata al professionista, di cui non si ritiene necessaria la forma scritta.

 

 

Riduzione del prezzo

La riduzione del prezzo consiste nella diminuzione dell’entità della somma di denaro che il consumatore si è contrattualmente impegnato a versare come corrispettivo dell’acquisto del bene mobile di consumo e determina la parziale estinzione dell’obbligazione pecuniaria gravante sul consumatore, il quale ha diritto di trattenere la somma di denaro oggetto della riduzione ovvero di pretendere la restituzione se il corrispettivo originariamente pattuito sia stato già versato.             La riduzione del prezzo deve essere adeguata e congrua e cioè in grado di soddisfare gli interessi del consumatore e quelli del professionista. Per calcolare la riduzione si tiene conto della differenza tra il valore del bene oggetto del contratto e quello effettivamente consegnato al consumatore. La riduzione del prezzo va effettuata in misura proporzionale e cioè il prezzo va diminuito nella stessa misura percentuale in cui il difetto comporta la diminuzione di valore di mercato del bene. In mancanza di una indicazione normativa, sembra appropriato tener conto del valore del bene al momento della conclusione del contratto, poiché in questo momento il prezzo è determinato e il consumatore acquisisce il diritto al bene privo di difetti.

Risoluzione del contratto (quando altro rimedio non c’è!)

Il rimedio estremo è quello della risoluzione del contratto consistente nello scioglimento del rapporto contrattuale, con conseguente liberazione di ciascuna parte delle sue obbligazioni e diritto alla restituzione delle prestazioni già eseguite. Qualora la pretesa di risoluzione sia fatta valere dal consumatore con un atto stragiudiziale, il contratto si intende risolto di diritto sin dal momento in cui la relativa dichiarazione avente carattere recettizio giunge all’indirizzo del professionista. Nella determinazione della misura della riduzione del prezzo o di quantificazione della somma che il professionista deve restituire al consumatore, nell’ipotesi in cui il corrispettivo dell’alienazione del bene di consumo è stato già versato, si deve tener conto dell’uso del bene che il consumatore abbia eventualmente fatto prima di attivare il rimedio della riduzione del prezzo o della risoluzione del contratto.

Riparazione o sostituzione? La scelta spetta a voi!

La scelta tra riparazione e sostituzione è irrevocabile anche se compiuta in via stragiudiziale. In caso di  fallimento dei rimedi primari (se il venditore non ha eseguito la riparazione o sostituzione entro un congruo termine, o senza inconvenienti per il consumatore), il consumatore può esperire uno dei rimedi secondari e anche tra questi la scelta è irrevocabile. Tale lista dei rimedi specifici in presenza di un difetto di conformità non è esaustiva, in quanto il consumatore può chiedere il risarcimento del danno in forza del principio dell’art. 135 C.d.C. e le clausole contrattuali che escludono o limitano il diritto al risarcimento del danno sono soggette al giudizio di abusività ( riconosciuto dalla disciplina del contratto in generale e dalla vendita in applicazione del quale il venditore è tenuto al risarcimento, salvo che provi di aver ignorato senza colpa i vizi della cosa (art.1494 c.c.); il venditore deve inoltre risarcire i danni che derivano dai vizi della cosa (art. 1494 2° comma c.c.). Questo orientamento è compatibile con l’intendimento della vendita dei beni di consumo come una figura di vendita particolare regolata autonomamente sotto alcuni aspetti.

Quanto alla garanzia legale, l’ambito temporale della responsabilità del professionista è fissato ad un termine di 2 anni dalla consegna, cioè dal momento in cui il bene di consumo è stato ricevuto dal consumatore, ovvero è entrato nella sua sfera materiale di controllo. Affinchè il professionista sia considerato responsabile del difetto di conformità, è necessario che, prima della scadenza del termine, tale difetto sia divenuto oggettivamente rilevabile e riconoscibile dall’esterno in base al criterio dell’ordinaria diligenza. Per i beni usati il termine può essere ridotto dalle parti a un periodo di tempo non inferiore all’anno si ha una vera e propria presunzione relativa di esistenza del difetto al momento della consegna, qualora esso si manifesti entro sei mesi dalla data della consegna. In questa ipotesi il consumatore  è esonerato dalla prova dell’esistenza del difetto, a meno che l’invocazione di tale presunzione risulti incompatibile con la natura del bene (si pensi ai prodotti facilmente deperibili) o del difetto di conformità (si pensi ai lievi deterioramenti derivanti dall’usura).Trattandosi di presunzione relativa, l’onere di provare le circostanze atte a precludere al consumatore la possibilità di avvalersi della presunzione, incombe sul professionista che sia interessato ad impedirne l’operatività. Tali circostanze possono riguardare la natura del bene o quelle caratteristiche del difetto, in grado di dimostrare l’esistenza dello stesso difetto successivamente alla consegna, o ancora, che esso fosse esistente già all’atto della ricezione del bene da parte del consumatore, ovvero che il difetto di conformità denunciato dal consumatore si è manifestato successivamente alla consegna per cause esterne, non ricollegabili alle caratteristiche del bene all’atto della consegna.

Il legislatore si è avvalso della facoltà di introdurre a carico del consumatore l’onere di denunciare al professionista il difetto di conformità del bene di consumo entro 2 mesi dalla data in cui lo ha constatato. Analogamente a quanto previsto dagli artt. 1495 2° comma e 1667 2° comma c.c., la denuncia non è necessaria se il venditore ha riconosciuto l’esistenza del difetto di conformità o lo abbia occultato (nel senso che tale regola trova applicazione anche quando il professionista abbia taciuto in mala fede il difetto).

Il termine bimestrale previsto dal secondo comma dell’art. 132 C.d.C. è di decadenza, con la conseguenza che la sua mancata osservanza comporta la decadenza dai diritti del consumatore che trovano fondamento nell’inadempimento dell’obbligo di consegnare cose conformi al contratto, ivi compreso il risarcimento del danno. Inoltre, tale termine decorre dalla data in cui il difetto di conformità è stato effettivamente scoperto dal consumatore. Quanto alla forma e al contenuto della denuncia, essa non sarà soggetta a particolari requisiti formali, né saranno necessarie indicazioni particolarmente analitiche circa la natura e la causa del difetto, essendo sufficiente una sommaria e generica comunicazione circa la presenza di un difetto con riserva di esplicazione anche successiva della sua entità e natura.

            L’azione diretta a far valere i difetti si prescrive in 26 mesi dal giorno in cui il bene di consumo è entrato materialmente nella sfera di controllo del consumatore, in modo tale che egli abbia avuto la possibilità effettiva di verificare la sussistenza di un eventuale difetto di conformità. Alcuni ritengono, però, che se il consumatore avesse la disponibilità materiale del bene prima della conclusione del contratto, il termine di prescrizione decorrerebbe dalla stipulazione del contratto. Nelle ipotesi di vendita a consegne ripartite e di somministrazione il termine di prescrizione decorre da ciascuna delle singole consegne. La mancata o tardiva osservanza del termine di prescrizione legittima il professionista, eventualmente chiamato a rispondere del difetto di conformità, a paralizzare le pretese avanzate dal consumatore eccependo l’intervenuta prescrizione dei diritti del consumatore; nel caso in cui sia il professionista a convenire il consumatore per l’esecuzione del contratto, il consumatore potrà sempre far valere  i diritti basati sul difetto di conformità, purché abbia denunciato tale difetto entro i due mesi successivi al giorno in cui lo ha scoperto, e prima che siano trascorsi 26 mesi dalla ricezione effettiva del bene di consumo. L’ampliamento dei termini di prescrizioni e decadenza rispetto alle previsioni degli artt.1495 e 1667 c.c., rappresenta un aspetto fondamentale dell’innalzamento di tutela del consumatore ascrivibile alle novità introdotte dalla disciplina della vendita dei beni di consumo.

Ricapitolando, ecco cosa tenere ben presente ogni qualvolta si effettua un acquisto:

  • La garanzia vale due anni, non uno. l’azione si prescrive in 26 mesi (ossia 2 anni di garanzia + i 2 mesi per denunciare la cosa)
  • Conservate lo scontrino, ma se lo perdete e potete provare ugualmente l’acquisto presso quel negozio, avete sempre possibilità di far valere il vostro diritto. Per le cose più costose meglio fare la fotocopia dello scontrino, per evitare che poi si scolori.
  • Avete due mesi di tempo (e non 8 giorni o 7) dalla data in cui avete scoperto il difetto di conformità (e non dalla data dello scontrino) per denunciarlo al venditore. Il che vuol dire che se acquistate ora un regalo di Natale, i due mesi non scattano dal giorno dell’acquisto, ma dal 25 di dicembre, giorno in cui avete aperto il pacco. Prima andate in negozio, comunque, e meglio è, eviterete di dover litigare. Gli 8 giorni di cui all’art. 1495 del codice civile, che comunque sono sempre dalla data della scoperta del vizio e non dalla data dello scontrino, non valgano più per il consumatore (dal 2002) ma solo per il professionista, per il quale la garanzia è un anno solo e non 2.
  • Riparazione o sostituzione. Avete diritto alla riparazione o alla sostituzione. La scelta è del consumatore, salvo che il rimedio richiesto sia impossibile o eccessivamente oneroso per il venditore rispetto all’altra soluzione. Quindi avete diritto alla sostituzione del telefonino difettoso anche se avete fatto più di 15 minuti di conversazione.
  • Riduzione o restituzione. Se riparazione e sostituzione non sono possibili (ad esempio perché avete sbagliato la taglia, ma la taglia giusta non c’è più, oppure il modello di telefonino è finito) o eccessivamente onerose (la riparazione è tecnicamente possibile ma troppo costosa, oppure è troppo costoso darvi un’auto nuova solo perché si è rotta la batteria) o non sono fatte entro un congruo termine, allora potete chiedere una riduzione del prezzo o la risoluzione del contratto, ossia la restituzione dei soldi, sempre a vostra scelta.
  • Buono acquisto. Non siete obbligati ad accettare un buono acquisto. Il commerciante preferisce sempre offrirvi un buono piuttosto che restituirvi i soldi, a cui avete, invece, diritto.
  • Venditore e non produttore. Ricordate che per legge è il venditore a dovervi garantire il bene e non il produttore. La scusa, ad esempio dei venditori di telefonini, che l’azienda produttrice non accetta il cambio, non regge. Insomma è il negoziante che risponde del difetto e non il produttore. Il consumatore, quindi, può decidere di non inviare il telefonino al centro di assistenza e di pretendere la sostituzione dal venditore.
  • Difetto di conformità. Per avere diritto al cambio, non c’è bisogno che la merce sia difettosa. E’ sufficiente che non sia conforme al contratto vendita. Il concetto di difetto di conformità è molto più esteso rispetto a quello di merce difettosa. Un prodotto può essere perfettamente funzionante, ma ugualmente non conforme. Ad esempio perché non è conforme alla descrizione fatta dal venditore (vi ha detto che era in puro cotone e non era vero) oppure perché non idonea all’uso particolare voluto dal consumatore e da questi portato a conoscenza del venditore al momento della conclusione del contratto (volevate un capo impermeabile ma non lo è). Ad esempio, se al momento dell’acquisto del regalo natalizio avete chiesto al venditore di poter cambiare la merce nel caso la taglia non fosse stata quella giusta o nel caso il festeggiato avesse già ricevuto quello stesso regalo, allora, sempre che il venditore abbia accettato, avete diritto al cambio! Solo se cambiate idea o il regalo semplicemente non è piaciuto, il negoziante non è tenuto a cambiare la merce, salvo che si fosse esplicitamente impegnato a farlo al momento dell’acquisto.

CHE FARE SE L’ACQUISTO NON FUNZIONA:

Il consumatore può

chiedere a sua scelta tra:

 

– riparazione

– sostituzione

in caso di difetto di conformità
oppure può chiedere: – riduzione del prezzo

– restituzione del

prezzo pagato

solo se riparazione e sostituzione sono:

– impossibili

– eccessivamente onerose

– non sono fatte entro un congruo termine

 

 

DETTAGLI  TECNICI

  • Tutto gratis. La riparazione, ad esempio, non deve costare nulla. E’ illegale addebitare le spese di spedizione o quelle dei materiali.
  • Beni usati. In questo caso la garanzia vale un anno (azione si prescrive in 14 mesi). Non è normalmente possibile la sostituzione.
  • Prova del difetto. Nei primi sei mesi dell’acquisto è onere del venditore provare che il difetto non esisteva già al momento della consegna (ho fatto cadere cellulare dalla finestra, il venditore non risponde). Dopo 6 mesi onere è del consumatore.
  • Pezzi di ricambio. Si ritiene possibile la reiterazione dei rimedi della riparazione/sostituzione. Nel caso di beni complessi tuttavia, occorre distinguere:
    • Se, durante il periodo di vigenza della garanzia legale, il consumatore esperisca il rimedio della riparazione, con sostituzione, ad esempio, di un pezzo di ricambio, non comincia a decorrere un nuovo periodo di prescrizione biennale per la parte sostituita, ma continua a decorrere il termine relativo alla prima consegna del bene.
    • Se, terminato il periodo di vigenza della garanzia legale, il consumatore faccia effettuare una riparazione, con sostituzione, ad esempio, di un pezzo di ricambio, il pezzo sostituito sarà coperto dalla garanzia legale biennale a partire dal momento della consegna o dell’installazione.

 

 

VENDITE A DISTANZA: ricordatevi che siete tutelati anche per gli acquisti “non tradizionali”, quelli che non avvengono all’interno del classico negozio

Sono le vendite televisive, telefoniche, per posta, via internet.
Sono disciplinate dal Decreto Legislativo n. 185/99, che attua la Direttiva Comunitaria n. 97/7/CE.

Il compratore, prima di concludere il contratto, deve ricevere in modo chiaro e comprensibile le seguenti informazioni:

– denominazione del venditore e, se si deve pagare anticipatamente, anche il suo indirizzo;

– descrizione delle caratteristiche essenziali del bene o del servizio che si dovra’ acquistare;

– prezzo del bene o del servizio comprensivo d’imposte;

– spese di consegna;

– modalita’ di pagamento, di consegna del bene o di prestazione del servizio;
possibilita’ di esercitare il diritto di recesso o sua esclusione ai sensi dell’art. 5 D. Lgs. 185/99;

– tempi e modalita’ di restituzione del bene in caso di esercizio del diritto di recesso;

– durata della validita’ dell’offerta e del prezzo;

– durata minima del contratto in caso di prestazione di servizi o fornitura di prodotti a esecuzione continuata o periodica.

Se queste notizie vengono fornite a voce, oppure, come per gli acquisti su internet, appaiano sul sito, il contratto non diventa esecutivo se l’acquirente non riceve conferma scritta di queste informazioni; oltre a cio’ deve venire informato del diritto di recesso, dei servizi d’assistenza e delle garanzie esistenti, nonche’ dell’indirizzo a cui poter presentare reclami.

La televendita: per chi ama fare i propri acquisti comodamente seduto facendo zapping

L’informazione preventiva all’acquirente deve essere fornita all’inizio e nel corso della televendita, con una scritta in sovraimpressione che contenga i termini e le modalita’ per l’esercizio del diritto di recesso. Inoltre l’informazione deve essere fornita anche per iscritto non oltre il momento della consegna della merce.

Vendite al telefono

All’inizio della telefonata devono essere dichiarati inequivocabilmente la denominazione del venditore e lo scopo commerciale della telefonata, a pena di nullita’.

È necessario fare molta attenzione quando si sottoscrivono dei contratti a distanza conclusi per posta elettronica, via Internet, per telefono, per fax, per televisione, già regolati dal decreto legislativo n. 185/99, il quale tra l’altro prevede all’articolo 10 che l’impiego da parte del fornitore di tali sistemi automatizzati richiede il consenso preventivo del consumatore. Tecniche di comunicazione a distanza diverse da quelle indicate possono essere impiegate dal fornitore solo se il consumatore non si dichiara esplicitamente contrario.

L’intero contratto deve essere stipulato sempre tramite gli stessi mezzi elettronici sino alla conclusione della trattativa nei casi in cui non vi sia la presenza fisica simultanea del venditore e del consumatore.

Da questo tipo di contratto sono comunque esclusi:

.i contratti relativi ai servizi finanziari, di investimento, di assicurazione e di prodotti bancari;

.i contratti conclusi tramite distributori automatici o tramite locali commerciali automatizzati;

.i contratti conclusi con gli operatori delle telecomunicazioni tramite l’utilizzo di telefoni pubblici invece che dal proprio apparecchio telefonico;

.i contratti relativi a costruzione e vendita di beni immobili con l’esclusione della locazione;

.i contratti conclusi in una vendita all’asta.

 

 

 

Le nove informazioni che il consumatore deve ricevere al momento dell’acquisto prima di sottoscrivere il contratto:

  • identità del fornitore e suo indirizzo nel caso sia previsto il pagamento anticipato;
  • le caratteristiche essenziali del bene, o del servizio;
  • il prezzo del bene compresa l’indicazione di tasse ed imposte;
  • eventuali spese di consegna;
  • .le modalità di pagamento e di consegna del bene;
  • esistenza o esclusione motivata del diritto di recesso;
  • modalità di restituzione e ritiro del bene in caso di recesso;
  • costi dell’utilizzo della tecnica di comunicazione;

 

VENDITA FUORI DAI LOCALI COMMERCIALI/ NEGOZI

Avete acquistato un’enciclopedia in 24 CD alla modica cifra di 2.200 euro? Siete stati in un albergo ad una presentazione di prodotti e avete acquistato una batteria di pentole che non sapete neanche dove mettere? Niente paura, a tutto c’è rimedio! Potete esercitare il diritto di recesso, o diritto di ripensamento, restituendo la merce e facendovi rimborsare i soldi spesi.

Si tratta di vendite fuori dai locali commerciali: le vendite per strada, porta a porta, in alberghi, etc., in pratica in tutti quei luoghi diversi da un locale commerciale e c’è una legge, il decreto legislativo n. 50 del 15 gennaio 1992, che in caso di contratti negoziati fuori dei locali commerciali, consente al consumatore di cambiare idea, ovvero di sciogliere il contratto senza dover pagare penali. Un’eccezione rispetto alle regole generali in materia di contratti, prevista per tutelare la parte contraente più debole nel caso di vendite fatte per strada, nel salone di un albergo, per corrispondenza o porta a porta, ovunque insomma, tranne che in un negozio. Recedere è semplice. E’ sufficiente comunicare la vostra intenzione spedendo una raccomandata con avviso di ricevimento (a/r) all’indirizzo del venditore entro 10 giorni dalla sottoscrizione. La comunicazione può essere inviata anche mediante telegramma, telex o posta elettronica a condizione che sia confermata con lettera raccomandata a/r entro le 48 ore successive.

Qualora sia espressamente previsto nell’offerta o nell’informazione concernente il diritto di recesso, se il consumatore ha già ricevuto la merce deve restituire anche questa entro 10 giorni dal ricevimento. Se però il venditore ha omesso di dare notizia al consumatore del diritto di ripensamento, ha dato un’ informazione incompleta o errata che non ha consentito il corretto esercizio di tale diritto o le parti stabiliscano garanzie più ampie di quelle previste, il termine per il recesso passa da 10 a 60 o 90 giorni a decorrere dal ricevimento del bene in questione o dalla conclusione del contratto se riferito a servizi.

In particolare l’informazione deve essere fornita per iscritto e deve contenere sia il nome e l’indirizzo del soggetto a cui inviare la comunicazione e rispedire la merce, sia i termini, le modalità e le condizioni per l’esercizio del diritto di recesso. Queste notizie devono essere indicate nel modulo d’ordine sottoscritto dal consumatore, devono essere separate dalle altre clausole contrattuali e scritte con caratteri uguali o superiori a quelli degli altri elementi indicati nel documento. Una volta esercitato il diritto di recesso, il venditore deve restituire i soldi eventualmente già versati dal consumatore e deve farlo gratuitamente e nel minor tempo possibile, in ogni caso non oltre 90 giorni dal ricevimento della comunicazione.

 

Informazione dovuta: sul diritto di recesso

Il compratore deve essere preventivamente informato dal venditore della possibilità di avvalersi del diritto di recesso nel caso cambi idea.

Tale informazione deve essere scritta e deve contenere il nome e l’indirizzo della ditta a cui inviare l’eventuale comunicazione del recesso e rispedire indietro la merce; ed il termine, le modalità e le eventuali condizioni per l’esercizio del diritto di recesso.
– Tali informazioni devono essere indicate nel modulo d’ordine che abbiamo sottoscritto, e devono essere separate dalle altre clausole contrattuali e non devono essere scritte in caratteri microscopici.

Si potrà recedere dal contratto entro 10 (dieci) giorni dalla firma indicata sul contratto stesso. Dovrà subito inviare una lettera raccomandata con ricevuta di ritorno all’operatore commerciale, indicando l’art. 47 e seguenti del Codice del Consumo che disciplinano il recesso dai contratti. Infatti il consumatore ha sempre il diritto di recedere dal contratto stipulato fuori dai locali commerciali senza alcuna penalità e senza doverne specificare il motivo. Tale diritto è irrinunciabile e quindi ogni eventuale pattuizione contraria è nulla.

Coloro che non hanno avuto tali accortezze, e sono purtroppo la maggioranza, dovranno, per prima cosa, rifiutare i pacchi che verranno recapitati presso le loro abitazioni lasciandoli al postino. Nel caso in cui il pacco dovesse essere lasciato durante l’assenza dell’interessato, esso va rispedito direttamente al mittente senza aprirlo, perché l’accettazione e l’eventuale pagamento della merce recapitata sono di fatto considerati come una tacita accettazione del contratto.

Il consumatore dovrà immediatamente inviare all’operatore commerciale una lettera raccomandata con ricevuta di ritorno, informandolo di aver rispedito al mittente il pacco e facendo presente di non aver mai sottoscritto alcun contratto. Farà bene anche a richiedere copia del documento sottoscritto, che l’operatore commerciale sostiene di avere in possesso.

 

Attenzione: le vendite fuori dai locali commerciali spesso si trasformano in vere e proprie truffe. Ecco come riconoscerle.

Sono molti i soggetti che ogni anno vengono truffati da affabili signori o amabili signorine che fanno vendite fuori dai locali commerciali utilizzando metodi scorretti o addirittura illegali. Le tecniche sono varie. Può capitare che una bella ragazza vi blocchi in mezzo alla strada e vi convinca a firmare un modulo, dicendovi che si tratta di un’intervista per conoscere i vostri gusti musicali. In realtà avete appena acquistato un’enciclopedia sulla storia della musica. Approfittano della fretta che avete: firmate pur di liberarvi da quella scocciatura. Le scuse che usano per trarvi in inganno sono molte: un’intervista, una rilevazione statistica, un sondaggio. Spesso vi telefonano a casa e vi annunciano entusiasti la vincita di una vacanza gratuita tutta per voi. Vanno per la maggiore anche le biciclette e gli orologi. Per ritirare il premio è sufficiente presentarsi in un locale, solitamente un albergo lussuoso. Nessun trucco, nessun inganno, questo almeno a sentire loro. Una volta andati, invece, vi vendono qualunque cosa. Come fanno? Utilizzano tecniche sperimentate. In primo luogo ci si deve presentare obbligatoriamente con tutta la famiglia. Così è più difficile alzarsi ed andarsene e vi impediscono di usare la scusa classica per prendere tempo: ne devo parlare con mia moglie (o marito). Più persone ci sono, inoltre, più è facile riuscire a convincerne almeno uno. Se poi siete timidi, siete spacciati. I venditori sono insistenti e la presentazione avviene davanti a molte persone che vengono coinvolte, ad esempio facendole applaudire alla firma di ogni contratto. Un metodo per convincere gli indecisi, facendoli sentire parte di un gruppo. Alcuni trucchi vengono utilizzati per impedire l’applicazione del decreto legislativo n. 50/92 sui contratti negoziati fuori dei locali commerciali. Ad esempio, per impedire al consumatore di esercitare il sacrosanto diritto di recesso entro 10 giorni, anticipano di un mese la data di sottoscrizione (invece che 12/07/2003 scrivono 12/06/2003). Oppure fanno figurare nel contratto che avete acquistato per la vostra attività professionale, dato che la legge si applica solo al consumatore, per un uso, quindi, privato. Un ultimo consiglio. Controllate che nel contratto il prodotto che acquistate sia descritto in modo chiaro, per evitare sorprese quando vi recapiteranno il pacco e ricordatevi di farvi sempre consegnare una copia di quello che avete sottoscritto.

 

Curiosità. Esempio di vendita-truffa fuori dai locali commerciali: la truffa delle enciclopedie o degli alberghi.

Il Codacons, con un comunicato del giugno  2003 denunciava la cosiddetta “truffa degli alberghi”. Una vera e propria associazione a delinquere finalizzata alla truffa.

Per prevenire il ripetersi di tali raggiri ecco come funziona la truffa:

  • ti telefonano a casa annunciandoti una vincita, ad esempio una vacanza.
  • Ti invitano in un albergo lussuoso per ritirare il premio, così ti impressionano.
  • Bisogna presentarsi con tutta la famiglia (così da poter convincerne almeno uno, impedendo inoltre al consumatore la scusa classica per prendere tempo: “ne parlo con mio marito…”)
  • Ti convincono per timidezza. La sala è sempre grande ed affollata. I venditori sono insistenti e la presentazione avviene davanti a molte persone che vengono coinvolte, ad esempio facendole applaudire alla firma di ogni contratto.
  • Ti vendono una multiproprietà, piuttosto che un’enciclopedia in 24 CD alla modica cifra di 2.200 euro (come segnalato fin dal 2003).
  • Optional illegali. Alcune società si accontentano di avervi fatto firmare un contratto capestro. Ma alcuni proseguono nella truffa e, ad esempio, anticipano di un mese la data di sottoscrizione (invece che 11/03/2008 scrivono 11/02/2008) oppure fanno figurare nel contratto il fatto che avete acquistato per la vostra attività professionale, per impedirvi il diritto di recesso.

La truffa del salvavita o degli artigiani.

Altro tipo di truffa nota è quella di idraulici, elettricisti, etc. che, approfittando magari delle ferie del nostro artigiano di fiducia truffano ignari cittadini.

TOP TEN TRUFFE ARTIGIANI

Classifica PRESTAZIONE COSTO

( in euro)

1 CAMBIO PRESA E SPINA 1.600
2 PULITURA TUBO LAVATRICE 780
3 LAVANDINO OTTURATO 1.010
4 APERTURA PORTA 480
5 SALVAVITA 1.500
6 SARACINESCA BLOCCATA 180
7 TUBO DEL GAS 200
8 FLESSIBILE SCALDABAGNO 336
9 CAMBIO SERRATURA 500
10 TAPPARELLA ROTTA 480

 

Tempo di shopping? Tempo di consigli..quelli del Codacons!

  • Attenzione agli acquisti su internet!

Numerose sono le lamentele pervenute all’associazione da parte di consumatori che hanno subito truffe o comunque danni usando internet. Il Codacons invita quindi i navigatori/consumatori a prestare la massima attenzione sull’uso del computer, specie al momento degli acquisti in internet e diffonde alcune semplici regole che, se seguite, possono evitare brutte sorprese.

Nazione. E’ bene sapere qual’ è la nazione dove la società venditrice ha la sua sede centrale, se ad esempio è nella Comunità Europea oppure no.  E’ importante per l’esercizio effettivo dei propri diritti, ad esempio in tema di diritto di recesso e foro del consumatore. Su questo controllate anche cosa dice il contratto che vi chiedono di accettare. La lingua italiana non è indicativa della provenienza della società.

Acquisti.  Non acquistate da un’ azienda che pubblicizza per i contatti un numero di cellulare o peggio ancora un numero a pagamento. Una ditta seria indica un telefono fisso e l’indirizzo della sede legale.

Controllate l’esistenza del venditore. Ogni ditta, per quanto piccola, ha un telefono fisso, un fax e un indirizzo riscontrabile sulla guida del telefono. Accertate, quindi, se la sede legale, l’indirizzo ed il numero telefonico sono reali e funzionanti. Un classico dei truffatori è una casella postale o un indirizzo fittizio presso un ignaro anziano. Se dovete fare un grande acquisto, potete controllare l’esistenza della ditta anche presso la Camera di Commercio. Fate una visura alla Camera di Commercio, controllate se il bilancio è in attivo (e interamente versato), il patrimonio (su cui potrete rivalervi in caso di guai), verificate il numero dei dipendenti, chi sono i soci e così via.

Sito e sito. Ricordatevi che molti siti, anche famosi, non rispondono di eventuali truffe. Si limitano a mettere in contatto la domanda con l’offerta e se chi offre il bene è un truffatore il rischio è a vostro esclusivo carico. Per questo consigliamo di acquistare solo dai siti delle aziende note, che producono direttamente il bene o vendono i loro servizi (un tour operator noto, ad esempio).

Non rispondete mai ad e-mail provenienti da indirizzi sconosciuti e non aprite i loro allegati!

Attenti al phishing! Non accedete a siti a voi noti cliccando da un indirizzo elettronico ricevuto via e-mail. Può essere un e-mail contraffatta con grafica e logo della ditta e/o banca a voi nota che vi chiede di riassumere dati personali o vi rimanda ad una finta pagina web del tutto simile all’originale.

Aste Online. Sconsigliato l’uso. Le truffe sono in agguato.

Confrontate i prezzi attraverso più siti di e-commerce.

Miracoli. Non credete a offerte mirabolanti. Acquistare un pacchetto turistico per una vacanza da sogno ha un costo e nessuno vi regala nulla.

Accertatevi che sia chiaramente indicato il diritto di recesso e la modalità per esercitarlo.

Controllate a quanto ammontano le spese di spedizione.

Leggete attentamente le condizioni di acquisto e diffidate di clausole poco chiare.

 

Stampate sempre le pagine del sito (sia le condizioni contrattuali, sia i vari passaggi dell’acquisto on line, sia quanto viene promesso nelle pagine pubblicitarie) e annotate l’indirizzo web.

Dati riservati. Non date mai online il vostro nome, indirizzo, telefono, età, nome o altri dati personali ad indirizzi e-mail di persone a voi ignote.

Dati segreti. Non date online a nessuno, neanche a persone note, il vostro numero di codice fiscale, il luogo e la data di nascita o il numero della carta d’identità.

Password. Usa password superiori agli 8 caratteri, con combinazioni di numeri e lettere, ed in modo che le lettere non formino parole esistenti. Il proprio nome con l’aggiunta di un numero, insomma, è da evitare.

In caso di brutte sorprese ricordarsi del diritto di recesso da esercitare entro 10 giorni lavorativi.

Carta di credito. Sconsigliato l’uso. Se proprio necessario inserite i dati della carta solo per società affidabili e note e se la procedura risulta protetta da sistemi di sicurezza internazionali (sul computer appare il simbolo del lucchetto in basso).

Estratto conto. Dopo aver fatto l’acquisto non sarebbe male controllare i successivi estratti conto bancari o postali.

 

Anticipi. Non versate anticipi e caparre. Cercate di pagare in contrassegno, dopo aver ricevuto la merce.

Postino. Quando vi portano il pacco, aspettate a firmare per ricevuta. Aprite prima il pacco, potrebbe essere vuoto. Meglio se lo fate in presenza di testimoni.

  • Finalmente i saldi.. ma meglio acquistare senza fregature!

Stanno per iniziare i saldi? Un’occasione per fare buoni acquisti se si seguono alcuni accorgimenti. Le fregature, infatti, sono sempre in agguato, ma si possono evitare con particolari cautele. E’ un’occasione da non perdere anche per i commercianti. Per questo si spera che i prezzi vengano abbassati significativamente e che i consumatori possano trovare nei negozi occasioni vere, con un buon rapporto qualità-prezzo, correttezza e buona fede.

  1. Conservate sempre lo scontrino: non è vero che i capi in svendita non si possono sostituire. Le regole sono quelle di sempre. Il negoziante è obbligato a sostituire l’articolo difettoso anche se dichiara che i capi in saldo non si possono cambiare. Il decreto legislativo 2 febbraio 2002 n. 24, che ha attuato una direttiva europea, ora recepito nel Codice al consumo (D.lgs n. 206/2005) ha stabilito che il consumatore deve denunciare “al venditore il difetto di conformità entro il termine di due mesi dalla data in cui ha scoperto il difetto”. Due mesi di tempo, dunque, e non 7 o 8 giorni come talvolta sostenuto dai negozianti. L’azione diretta a far valere i difetti non dolosamente occultati dal venditore si prescrive, in ogni caso, nel termine di ventisei mesi dalla consegna del bene. Le nuove norme hanno inoltre ampliato le possibilità di rivendicazione da parte del consumatore che ora, in caso di difetto di conformità, “ha diritto al ripristino, senza spese, della conformità del bene mediante riparazione o sostituzione” (art. 130 del lgs n. 206/2005). La scelta è del consumatore, salvo che il rimedio richiesto sia impossibile o eccessivamente oneroso per il venditore rispetto all’altra soluzione. Se entrambe sono impossibili o eccessivamente onerose o il venditore non ha provveduto entro un congruo termine alla riparazione o alla sostituzione del bene, il consumatore può richiedere anche una riduzione adeguata del prezzo o la risoluzione del contratto, cioè la restituzione integrale del prezzo pagato (non un buono acquisto). Solo se il capo è conforme al contratto di vendita, ossia non solo non ha difetti ma, ad esempio, è anche conforme alla descrizione fatta dal venditore oppure è idoneo all’uso particolare voluto dal consumatore e da questi portato a conoscenza del venditore al momento della conclusione del contratto, allora il cambio è a discrezione del negoziante.
  2. Le vendite devono essere realmente di fine stagione: la merce posta in vendita sotto la voce “Saldo” deve essere l’avanzo di quella della stagione che sta finendo e non fondi di magazzino. Checché ne dicano le associazioni di commercianti, infatti, le vendite di fine stagione devono riguardare i prodotti, di carattere stagionale o di moda, suscettibili di notevole deprezzamento se non vengono venduti entro un certo periodo di tempo. Gli articoli vecchi non stanno “rischiando” un forte deprezzamento, perché sono ormai andati fuori moda e dunque sono già deprezzati: quindi non possono essere messi in saldo! Il pericolo è che al consumatore vengano venduti prodotti scadenti camuffati da prodotti di qualità, approfittando del vantaggio pubblicitario di cui godono i saldi, per svuotare il magazzino. La sanzione amministrativa per il commerciante, in questo caso, va da 1 a 6 milioni delle vecchie lire, sempre che non venga denunciato per frode in commercio. Ma come fa il consumatore ad accorgersene, tutelandosi? Un consiglio: state alla larga da quei negozi che avevano gli scaffali semivuoti poco prima dei saldi e che poi si sono magicamente riempiti dei più svariati articoli. E’ improbabile, per non dire impossibile, che a fine stagione il negozio sia provvisto, per ogni tipo di prodotto, di tutte le taglie e colori.
  3. Non fermatevi mai al primo negozio che propone sconti ma confrontate i prezzi con quelli esposti in altri esercizi. Eviterete di mangiarvi le mani. A volte basta qualche giro in più per evitare l’acquisto sbagliato o per trovare prezzi più bassi. Nei giorni che precedono i saldi andate nei negozi a cercare quello che vi interessa, segnandovi il prezzo; potrete così verificare l’effettività dello sconto praticato ed andrete a colpo sicuro, evitando inutili code.
  4. Consigli per gli acquisti:
  • Poche idee ma chiare. Cercate di avere le idee chiare sulle spese da fare prima di entrare in negozio: sarete meno influenzabili dal negoziante e correrete meno il rischio di tornare a casa colmi di cose, magari anche a buon prezzo, ma delle quali non avevate alcun bisogno e che non userete mai.
  • Bontà della merce. Valutate la bontà dell’articolo guardando l’etichetta che descrive la composizione del capo d’abbigliamento (le fibre naturali ad esempio costano di più delle sintetiche). Pagare un prezzo alto non significa comprare un prodotto di qualità.
  • Ricordatevi che 1 euro equivale a 2.000 lire e non a 1.000 e che 4,90 euro corrispondono a 5 euro e non a 4.
  • Diffidate dei marchi molto simili a quelli noti.
  • Verificate che il prodotto offerto in vetrina sia lo stesso che vi viene presentato in negozio.
  1. Diffidate degli sconti superiori al 50%, spesso nascondono merce non proprio nuova, o prezzi vecchi falsi (si gonfia il prezzo vecchio così da aumentare la percentuale di sconto ed invogliare maggiormente all’acquisto). Un commerciante, salvo nell’alta moda, non può avere, infatti, ricarichi così alti e dovrebbe vendere sottocosto.
  2. Servitevi preferibilmente nei negozi di fiducia o acquistate merce della quale conoscete già il prezzo o la qualità in modo da poter valutare liberamente e autonomamente la convenienza dell’acquisto.
  3. Negozi e vetrine. Non acquistate nei negozi che non espongono il cartellino che indica il vecchio prezzo, quello nuovo ed il valore percentuale dello sconto applicato. Il prezzo deve essere inoltre esposto in modo chiaro e ben leggibile. I messaggi pubblicitari devono essere presentati in modo non ingannevole per il consumatore. Controllate che fra la merce in saldo non ce ne sia di nuova a prezzo pieno. Le merci in saldo devono essere fisicamente separate in modo chiaro e inequivoco da quelle eventualmente poste in vendita alle condizioni ordinarie. Se la separazione non è possibile bisogna indicare con cartelli le merci che non sono oggetto delle vendite straordinarie, sempre che ciò non sia ingannevole per il consumatore (altrimenti devono essere poste in vendita solo le merci in saldo). Le merci in saldo devono essere vendute ai compratori secondo l’ordine cronologico delle richieste, senza limitazioni di quantità e senza abbinamenti con altre merci, fino all’esaurimento delle scorte. Diffidate delle vetrine coperte da manifesti che non vi consentono di vedere la merce.
  4. Prova dei capi: non c’è l’obbligo. E’ rimesso alla discrezionalità del negoziante. Il consiglio è di diffidare dei capi di abbigliamento che possono essere solo guardati.
  5. Nei negozi che espongono in vetrina l’adesivo della carta di credito o del bancomat, il commerciante è obbligato ad accettare queste forme di pagamento anche per i saldi, senza oneri aggiuntivi. Se si rifiuta segnalatelo all’istituto di credito che potrebbe anche revocare la convezione con il commerciante.
  6. Se pensate di avere preso una fregatura rivolgetevi al Codacons: è attivo lo “Sportello saldi” dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18, allo 02/29408196, per consigli e consulenze legali gratuite. In caso di violazioni di legge potete chiamare anche la Polizia Annonaria del Comune.

I DIECI VERBI DA NON DIMENTICARE IN TEMPO DI SALDI:

 

Girare. Fate qualche giro in più e confrontare i prezzi prima di acquistare.

 

Pensare. Cercate di avere le idee chiare sulle spese da fare prima di entrare in negozio.

 

Valutare. Valutate la bontà dell’articolo guardando l’etichetta che descrive la composizione del capo d’abbigliamento.

 

Diffidare. Diffidate degli sconti superiori al 50%, delle vetrine coperte e di chi ha tutte le taglie ed i colori.

 

Servirsi. Servitevi preferibilmente nei negozi di fiducia.

 

Controllare. Controllate il prezzo. Ci deve essere quello vecchio, il nuovo e la percentuale di sconto.

 

Provare. Provate i capi. Non c’è l’obbligo: è rimesso alla discrezionalità del negoziante. Ma il consiglio è di diffidare dei capi di abbigliamento che possono essere solo guardati.

 

Conservare. Conservate lo scontrino.

 

Cambiare. Non è vero che i capi in svendita non si possono sostituire. Avete due mesi di tempo per denunciare il difetto del capo e per ottenere la sua sostituzione.

 

Chiamare.  Chiamate le associazioni dei consumatori per richiedere tutela, altrimenti chiamate la Polizia Annonaria del Comune.

 

 

 

 

  • Il supermercato: occhio alla spesa!

La terza categoria di consigli è dedicata alla spesa che si fa al supermercato, dove si può risparmiare il 10-30% (10% in un supermercato piccolo, 20% in uno medio, anche fino al 30% in un ipermercato, i giganti della distribuzione con più di 6.500 mq di superficie) rispetto ad un tradizionale negozio. Il rischio connesso ai grandi punti vendita, però, è che il vantaggio venga tutto dissipato in acquisti esagerati di cose di cui se ne può fare sicuramente a meno: si torna a casa stracolmi di borse piene di tante belle cose, inutili e superflue. E’ questa la strategia degli ipermercati. Ecco perché il carrello della spesa è così grande, per farvelo sembrare sempre vuoto. Ecco perché i beni necessari, come pane, pasta, zucchero, latte, pelati sono sempre posti in fondo al supermercato o in zone diametralmente opposte così da costringervi a cercarli, visitando tutto il supermercato e percorrendo ogni corridoio alla ricerca dell’articolo che v’interessa, invogliandovi così ad altri acquisti. Spesso, poi, viene cambiata la disposizione interna, così da disorientare il consumatore. Per la stessa ragione sono fatte offerte promozionali a prezzi stracciati: sono i cosiddetti prodotti “civetta”. Sono beni che vengono venduti addirittura sottocosto, per attirarvi nel supermercato, contando sul fatto che comunque finirete per acquistare anche tutto il resto. Anche i colori sono utilizzati per invogliare il cliente all’acquisto: il rosso richiama l’attenzione, induce a fermarsi come per i semafori, ecco perché le offerte promozionali sono sempre scritte con questo colore; il blu dà l’idea di freschezza e igiene (assomiglia all’acqua), ecco perché viene utilizzato per il pesce o per i prodotti di pulizia e così via.

Come tutelarsi e aggirare l’ostacolo? Di seguito i consigli e gli accorgimenti utili:

  • Lista dettagliata. Andate con la lista dettagliata della spesa e obbligatevi a rispettarla. Se decidete di acquistare quello che vi serve, osservando i prodotti esposti mentre girate tra le corsie, sarete in balia delle strategie messe in atto dal supermercato. Rispettate la lista fatta razionalmente a casa!
  • Guardate ovunque. Alto e basso: i prodotti più stuzzicanti (beni voluttuari come dolcetti, salse, sottaceti, gastronomia) o comunque quelli più interessanti per il gestore, per i quali ha un ricarico maggiore, sono posti ad altezze che variano da 110 cm da terra (raggiungibili senza doversi abbassare) a 160 cm (ad altezza occhio), solitamente sul terzo ripiano. I beni che il supermercato non ha interesse a promuovere sono invece posti o molto in alto o molto in basso. Destra e sinistra: i prodotti che catturano maggiormente la nostra attenzione sono collocati all’inizio di ogni corsia perché li osserviamo anche mentre passiamo da un settore all’altro, o, meglio ancora, nelle esposizioni alla fine dei corridoi. Se il supermercato non intende spingere un prodotto, quindi, lo troverete al centro della corsia. Se il supermercato intende sostenere una determinata marca, colloca alla sua sinistra un prodotto equivalente ad un prezzo maggiore. Siete avvisati: meglio guardare dappertutto, quindi, confrontando i prezzi a destra, a sinistra, sopra e sotto.
  • Confrontate i prezzi reali. Non fermatevi al prezzo della confezione, spesso hanno pesi diversi. Meglio abituarsi a guardare i prezzi al chilo e al litro.
  • Andate da soli. Molte volte si va al supermercato con tutta la famiglia come se fosse una scampagnata. Da evitare. Più persone ci sono, più si spende. Per questo nei centri commerciali trovate sempre giostre per i bimbi, per invogliarvi ad andare con tutta le famiglia. Le tentazioni per i bambini, ad esempio, sono molte. Dolcetti e cioccolatini sono posti vicino alle casse dove siete costretti a sostare a lungo in attesa del vostro turno. Come si fa a dire di no ai propri figli?
  • A stomaco pieno. Fate la spesa a stomaco pieno, non sarete indotti in tentazione. Nei supermercati gentili signorine vi offrono di assaggiare gratuitamente un prodotto. Attenzione: lo stomaco comincerà a lavorare e vi verrà appetito! Finirete per acquistare più cibo e prodotti pronti e gustosi…
  • Arrotondate i prezzi. Al supermercato non troverete mai scritto € 10,00 euro, ma € 9,99 per farvelo sembrare meno caro. Dopo un po’ ricorderete che costava solo € 9,00 e qualcosa. Per questo arrotondate subito il prezzo verso l’alto: € 9,99 sono € 10,00.
  • La comodità costa. Ci siamo abituati a comperare l’insalata già lavata, il petto di pollo già tagliato, il pesce già spinato, gli affettati confezionati, ma sappiate che la comodità si paga. Il petto di pollo già tagliato, ad esempio, costa mediamente € 1,00 in più al Kg. Per non parlare dei cibi già pronti, sia surgelati che preparati dal supermercato.
  • Attenti al peso. Spesso al supermercato vi costringono a prendere una quantità eccessiva di prodotto. Vi servono 3 limoni? O prendete un’ intera rete di limoni o niente! Stesso discorso per cipolle, aglio, patate, carote… In tal caso meglio tornare dal vecchio fruttivendolo, anche perché i limoni che non vi servono finirete per buttarli.
  • 3 x 2, 2 x 1, compra 5 e ne hai uno gratis, maxi sconto, doppia convenienza (per indicare magari 2 shampoo confezionati insieme), … sono tutte offerte promozionali. Alcune sono realmente vantaggiose, altre no. Verificate, quindi, con attenzione, l’effettiva convenienza sia in termini di prezzo (è effettivamente più basso?..) che di quantità (vi servono tre confezioni o ve ne basta una?..).
  • Comprate le ricariche (detersivi, saponi liquidi…): la confezione più semplice consente un risparmio.
  • Comprate le confezioni più grandi, a parità di prodotto, solitamente, si risparmia. Sempre, però, che vi serva…
  • Confezioni multiple. Molte volte sono confezionate insieme tre bottiglie di shampoo, tre saponi liquidi, tre scatolette di tonno e così via: non è detto che presentino dei vantaggi rispetto al pezzo singolo.
  • Marche insegna (marca propria), ovvero linee di prodotti con lo stesso nome e marchio del supermercato: il loro prezzo è mediamente inferiore del 15% rispetto agli articoli reclamizzati negli spot e sono solitamente di buona qualità. Vale la pena provarli
  • No alle primizie. Ci siamo ormai abituati a trovare prodotti in ogni periodo, ma sarebbe indicato acquistare frutta e verdura di stagione. Le primizie, oltre ad essere meno buone, sono molto più costose: abbiate pazienza arriverà anche il loro turno.
  • Attenti alle scadenze, specialmente per i prodotti in offerta: spesso sono in promozione perché in scadenza a breve. Solitamente la merce che scade prima è messa davanti o sopra. Regolatevi di conseguenza.
  • Basta con l’usa e getta. Sono beni meno ecologici e a lungo andare molto più costosi: fazzoletti di carta, rasoi, fiammiferi, guanti …
  • Rinviate i consumi superflui.
  • Riscoprite i prodotti più semplici e naturali: provate a sostituire gradualmente alle merendine con creme e farciture, ricche di grassi, ed ai biscotti di alta pasticceria i vecchi ma sempre validi biscotti della nonna, pane e marmellata, torte fatte in casa. Abituate i vostri figli a non prendere bevande gassate, costose, meno dissetanti dell’acqua e comunque meno salutari e ricche di vitamine di una bella spremuta o di un frullato;
  • Riscoprite hard discount, mercati e contadini. Per molti prodotti la palma del risparmio spetta a loro e non ai supermercati. Più convenienti anche farmer market e vendita diretta di prodotti sfusi, come il latte alla spina.
  • No ad integratori: nella migliore delle ipotesi sono inutili, in molti casi dannosi.
  • Automedicazione e farmaci da banco. Comprate al supermercato i prodotti di automedicazione come alcool, cotone idrofilo, cerotti, siringhe, in farmacia spendereste molto di più. Anche per i farmaci da banco si può risparmiare fino al 20%.
  • No agli aumenti. Se non ne avete proprio bisogno, non acquistate i prodotti nel momento in cui hanno il record di aumento. Se la domanda cala i prezzi scendono. Ricordatevi comunque che oltre alla percentuale di aumento conta anche il livello assoluto del prezzo. Una patata, per quanto cara, costerà sempre meno della carne.
  • Volantoni pubblicitari. Utili per conoscere le offerte disponibili, ma vanno letti con attenzione. Accanto ai prodotti civetta, ossia quelli molto convenienti venduti sottocosto, ci sono prodotti che non sono affatto in offerta speciale. Spesso sono pubblicati solo perché in cambio il supermercato ha ottenuto dall’industria uno sconto sull’acquisto. Basta stare sul depliant di una grande catena, infatti, per aumentare le vendite …
  • Raccolte punti ed estrazioni a premi. Non c’è supermercato che non vi dia dei bollini o una tessera. Il consiglio è uno solo. Non disperatevi se non raggiungete i punti necessari per avere quello che desideravate. Non fate incetta di prodotti pur di completare la raccolta. Le promozioni dei supermercati non vi regalano nulla. Spesso conviene comprare il prodotto scegliendolo in modo che risponda esattamente alle vostre esigenze, piuttosto che averlo in “regalo” al prezzo di acquisti inutili e superflui. Inoltre, spesso, bisogna integrare i punti con una cifra in denaro. Il risparmio, rispetto all’acquisto tradizionale, si aggira intorno al 30-35%. Meglio, quindi, prendere tutto con i punti, senza versare contributi. Insomma, può convenire, a patto che:
  • il prodotto vi serva davvero;
  • possiate verificare in anticipo la sua qualità (un classico è l’asciugamano che lascia il colore anche a 40° C);
  • siate in grado di raggiungere la meta agognata senza dover fare incette e scorte, senza cioè dover aumentare i vostri regolari acquisti settimanali.
  • Vale la pena fare 10 km per risparmiare 10 centesimi? Ovviamente no! Se non avete il supermercato vicino a casa e non dovete fare al spesa per tutta la settimana, considerate anche il costo della benzina per decidere dove fare gli acquisti.
  • Ultimo consiglio. Controllate subito e sempre lo scontrino. Alcune volte il prezzo indicato sullo scaffale è diverso da quello sullo scontrino e, chissà perché, solitamente quest’ultimo è più caro…. Sappiate che, per legge, vale quello esposto sullo scaffale e che avete diritto alla restituzione dei soldi pagati in eccesso.

Curiosità a proposito di “sottocosto”..

Strano ma vero: attualmente si possono alzare i prezzi senza alcun limite, mentre non possono essere abbassati. Il Regolamento Consiglio dei Ministri sulle vendite sottocosto del 23/02/2001 stabilisce che, salvo per prodotti alimentari freschi e deperibili,  prodotti alimentari in scadenza (meno di tre giorni alla data di scadenza o meno di quindici giorni alla data del termine minimo di conservazione) e per prodotti tipici delle festività tradizionali, non puoi fare vendite sottocosto:

1) per più di 3 volte all’anno

2) per una durata superiore a 10 giorni

3) per più di 50 prodotti

4) se non sono passati almeno 20 giorni dall’ultima vendita sottocosto.

Come se non bastasse deve essere comunicata al comune dove è ubicato l’esercizio almeno dieci giorni prima dell’inizio.